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Ambiente e “democrazia dal basso”: bioesame del Comitato NO PIRO.

Molto importante la serata di venerdi 26 organizzata dal comitato NO PIRO a Borgofranco. I risultati del bioesame sono stati presentati e commentati. La raccolta unghie” aveva coinvolto attivamente genitori, alunni e dirigenti scolastici, rendendo possibile la realizzazione dello studio scientifico. Con la collaborazione di medici dell’ISDE (Associazione dei Medici per l’Ambiente) e la disponibilità dei genitori di ottanta bambini delle scuole elementari di Borgofranco, Montalto Dora, Tavagnasco e Settimo Vittone, furono raccolti i campioni e spediti ai laboratori. Lo studio era finalizzato a rilevare la quantità di metalli pesanti nei bambini. Si voleva fotografare la situazione per poter disporre di dati storici confrontabili nel tempo con nuovi esami successivi alla possibile apertura dell’inceneritore, un modo per difendersi da un peggioramento delle condizioni ambientali. Alla serata hanno partecipato molti genitori coinvolti nell’iniziativa, amministratori e cittadini interessati alla salute dell’ambiente in cui viviamo. La dottoressa Memore e il professore Bonapace hanno potuto esporre la metodologia utilizzata e valutare i risultati consegnati dai laboratori d’analisi. Con preoccupazione siamo venuti a conoscenza che la presenza di alcuni metalli presenti nei bambini della nostra area è più elevata che quella rilevata a Torino. Queste conclusioni sono state possibili grazie al confronto tra i dati relativi alla nostra popolazione e i dati raccolti nella ricerca svolta a Torino nell’area industriale vicina all’inceneritore del Gerbido , ricerca simile per campione di popolazione e identica per metodologia. Dal confronto emerge che l’esposizione a gran parte dei 23 metalli presi in esame dallo studio sui bambini nei nostri comuni “di campagna” è simile a quella degli scolari della zona di Torino fortemente industrializzata e inquinata. Lo studio ha rilevato per alcuni metalli concentrazioni alte nei campioni raccolti nella nostra area. Al riguardo i medici hanno prospettato la possibilità di nuovi esami per gli scolari più esposti, tali analisi renderebbero possibile valutare la eventuale pericolosità dei livelli di inquinamento da Cadmio misurati. L’iniziativa del NO PIRO, organizzata da un comitato libero da pressioni della politica, ha reso possibile un’azione diretta dei cittadini per promuovere lo studio della situazione ambientale, dando la possibilità di riflettere attentamente sulla situazione e prospettare una serie di azioni. I dati dei laboratori d’analisi esposti dalla Dott.sa Memore indicano un probabile alto grado di inquinamento esistente nel nostro territorio. E bene ricordare che anche gli studi ufficiali della Regione Piemonte sull’inquinamento dell’aria risalenti al 2000 avevano indicato una situazione grave per l’eporediese, molti comuni si trovavano mappati in una zona rossa, a questi la Regione indicava l’esigenza di ridurre gli inquinanti per sanare la situazione. Sappiano, inoltre, che la pianura Padana, come evidenziano diversi studi, è una delle aree con il peggior inquinamento atmosferico in Europa. Ad Ivrea, la centraline dell’ARPA hanno indicato negli ultimi anni ripetuti e prolungati superamenti dei livelli, stabiliti per legge, di inquinanti presenti nell’aria. Per evidenziare le critiche condizioni del nostro ambiente, va ricordato, come abbiamo potuto mostrare con il nostro studio puntuale sugli scarichi del sistema fognario di Ivrea, che circa metà della superficie del comune scarica direttamente nelle acque della Dora, senza alcuna depurazione. Sempre ad Ivrea il depuratore di Torre Balfredo per ben 6 volte negli ultimi anni è stato sanzionato dalle autorità per mal funzionamento e conseguente inquinamento delle acque della Dora. Vi sono, inoltre, nell’eporediese, diverse discariche dismesse completamente abbandonate e non controllate, segnalammo all’ARPA le condizioni della discarica di Torre Balfredo, erosa dalla Dora. Tornado a Borgofranco, ricordiamo il problema della bonifica, mai completata, nella zona industriale dell’ex Alcan; ci chiediamo quale percorso abbiamo seguito gli agenti inquinanti rilasciati nell’aria e le condizioni delle falde acquifere che intercettano le acque di tali terreni . La criticità della situazione, evidenziata dalle realtà sopra elencate, chiede che i cittadini e gli amministratori si confrontino con una serie di domande.

Qual è l’esposizione della popolazione a sostanze inquinanti?

Attraverso quali esami si può verificare questa situazione?

Qual è la condizione dell’acqua delle falde e dei pozzi che usiamo?

Come è possibile attivare esami diffusi?

Dove installare nuove centraline per misurare la presenza di polveri e gas nell’aria che respiriamo?

Come monitorare e tutelare la qualità dei nostri terreni agricoli e dei nostri prodotti alimentari?

La realtà non è quella che molti si rappresentano, ma quella che scientificamente possiamo studiare; dopo lo studio, dobbiamo passare a strategie di risanamento dell’ambiente, ad un nuovo rigore nel valutare l’impatto ambientale di futuri progetti e attivare proposte in grado di migliorare la qualità dell’ambiente. In tal senso, la liberalizzazione dei caselli autostradali attorno ad Ivrea andrebbe a diminuire l’inquinamento prodotto dai veicoli in transito in città e nei comuni limitrofi. Il comitato NO PIRO, con il quale nostri attivisti collaborano da anni, ha indicato il presupposto indispensabile per avviare questo importante lavoro: partecipazione diretta dei cittadini alle “lotte” legate alla salute e all’ambiente. Se deleghiamo questo compito alla politica dei partiti la situazione ambientale peggiorerà, continueranno a vincere il profitto senza regole e l’indifferenza.

M.F.