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IMMIGRAZIONE E DINTORNI

Immigrazione e dintorni.

La settimana scorsa è stata data una notizia di una certa rilevanza sociale, a seguito della quale mi sarei aspettato qualche considerazione, qualche riflessione ufficiale sul tema, ma al contrario il silenzio sulla vicenda è stato assordante, se non addirittura una vera e propria censura sulla questione. La notizia di cui parlo è quella che vede Alessandro De Stefano, fratello del più noto consigliere comunale Massimigliano De Stefano, abbandonare l’appartamento di sua proprietà, sito in zona Fiorana, a seguito del dislocamento presso lo stesso condomino di innumerevoli immigrati. Il primo problema riguardante il tema “immigrati” è che non se ne può parlare liberamente, o meglio, se ne può parlare ma solo sotto rigide linee guida, oltre le quali, si è tacciati a prescindere di razzismo. Come si può risolvere un problema senza poterlo affrontare nel merito, limitati dalla superficialità che il “politicamente corretto” impone? Semplicemente non si può, e non resta che sperare che trovi un suo equilibrio in modo autonomo. Date le particolari circostanze geopolitiche globali questa volta è molto probabile che il problema non si risolva in modo autonomo. Casi come quello riportato sono sempre più frequenti e risultano essere molto impattanti dal punto di vista della “percezione del pericolo”. Questo significa che, anche se il problema reale è ancora sotto controllo, per la popolazione è già considerato come fuori controllo. Cercando di analizzare in modo razionale il problema, seppur con molta approssimazione, possiamo fare dei semplici calcoli e provare a trarre delle conclusioni. Facciamo finta che negli ultimi tre anni siano arrivati in Italia mezzo milione di immigrati ( i dati ufficiali hanno cifre inferiori), mentre l’Istat rileva che la popolazione del paese nel 2016 è di 60 Milioni di abitanti. Facendo un semplice rapporto scopriamo che gli immigrati sono meno dell’ 1% della popolazione. Da qui capiamo che le frasi “sostituzione etnica”, “invasione” ed altre affermazioni equivalenti sono seducenti ma non veritiere, la matematica ne è la prova evidente. Con questo non voglio dire che non esiste il problema anzi, voglio sottolineare che in data odierna il problema è solo organizzativo perché i numeri sono ancora relativamente contenuti. Se da un punto di vista strettamente matematico la situazione non è ancora fuori controllo, allora dove risiede il problema? Il problema è dovuto alla concentrazione di queste persone causata da una mal distribuzione sul territorio. Sebbene il principio di redistribuzione su tutto il territorio italiano sia stato il punto cardine di tutta la faccenda, la stessa è stata attuata solo a livello macroscopico, quindi a livello regionale e in parte comunale, mentre la micro-distribuzione è stata completamente trascurata. Alle cooperative spettava, tra gli altri, il compito di distribuire in modo uniforme tra i vari quartieri e condomini della città queste persone, creando dei nuclei “familiari” numericamente simili a quelle in essere, oltre che a seguirle ed accompagnarle nei percorsi formativi previsti. Un’ altro mito da sfatare sono i famosi 35 Euro che finirebbero nelle tasche degli immigrati. Vi garantisco che le uniche tasche che si stanno riempiendo sono quelle delle COOP, le quali sono le uniche a percepire denari per la gestione degli immigrati. In un’ ottica di profitto, il quadro si fa chiaro e i motivi che portano ad ammassare decine di persone in singoli condomini, se non addirittura appartamenti è evidente. Si “razionalizza” la spesa e si aumentano i profitti. A farne le spese questa volta però non sono le solite “tasche” dei contribuenti, ma la stessa tenuta sociale del paese, che in un periodo di crisi come questo non ha la “tranquillità” necessaria per affrontare un problema come questo. A questo cocktail aggiungete i soliti problemi di certezza della pena, ovvero la sua totale assenza e vedrete pian piano l’animo della popolazione passare dalla rabbia, all’intolleranza fino al razzismo. Tralascio volutamente l’analisi dei motivi per cui milioni di persone si sono messe in viaggio verso l’Europa, e mi chiedo se non sarebbe ora di prendere in mano la situazione e raddrizzare il timone prima che sia troppo tardi! Le istituzioni preposte, tra cui anche il Comune di Ivrea dovrebbero iniziare a pretendere dalle cooperative in essere risultati apprezzabili nel minor tempo possibile, oppure ammettere pubblicamente il sodalizio che permette a forze politiche apparentemente diverse di convergere sul punto universale del profitto e smetterla di utilizzare il fardello del razzismo come strumento di censura per coloro che denunciano una reale ed effettiva situazione ai limiti della decenza umana.

Pierre Blasotta.