Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

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Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.
E, seguendo stampa e telegiornali, si direbbe che il letame non manchi, in quel “9 Dicembre”.
Ma ce n’era tanto anche nella “Resistenza”, che pure ha versato all’Italia un grande tributo di sangue.
Ce n’era tanto tra i Sanculotti, Giacobini, Girondini, della Rivoluzione Francese che ha scalzato la nobiltà parassita, tracimava dalle file dei garibaldini, è noto che la “liberazione dalla dominazione borbonica” fu premeditata guerra di conquista del sud dell’Italia, saccheggio incluso – svuotate le casse del “Regno delle due Sicilie” e trasferimento dei soldi a Torino.
Non credo che servano altri esempi e non intendo dedicare altro tempo a raccoglierne dal momento che il nocciolo della questione dovrebbe essere chiaro.
I diamanti, che del letame avvertono subito la puzza, rinchiusi nella loro torre d’avorio, valutano, commentano, analizzano, giudicano, passano al setaccio provenienze e precedenti politici, paventano apocalittici futuri scenari. Ma non sanno che pesci pigliare.
Buttarsi nel letame, sventolare le proprie convinzioni, beccarsi fischi, spintoni, minacce, questo s’ha da fare, cari diamanti.
Troverete quello che protesta per bisogno di imitazione, chi protesta per le tasse solo perché non le vuole pagare ma, evasore, è stato beccato, chi si è speso in lussi vari i soldi dell’iva, incassati dai clienti, ed ora accusa Equitalia che gli sta pignorando la casa.
Troverete chi protesta per la banca che gli nega un ulteriore prestito quand’è sull’orlo del fallimento e non sarebbe mai in grado di onorarlo, e chi pretenderebbe un prestito sulla parola, la sua, perché nessuno scommetterebbe su di lui un euro, chi protesta perché vuole un lavoro e di lavori non glien’è mai andato bene nessuno, chi protesta per gli stipendi dei parlamentari e li vuole tutti subito a casa perché, tra gli scranni che si libererebbero, magari uno potrebbe toccare a lui, quello che, appena al potere, prenderebbe le distanze dal compagno di lotta, e c’è quello che coglie la protesta come occasione per menare e spaccare.
Troverete anche i puri, quelli che i problemi ce li hanno per davvero oppure non li hanno, ma sentono che la misura è colma ed è giunto il momento della spallata, hanno idee chiare su che cosa andrebbe fatto dopo.
Quelli che vi assomigliano, insomma, certamente una minoranza che non conta un fico secco. Vi sentirete frustrati perché il microfono se lo conquistano sempre i più beceri, perché non sarete ascoltati, sarete sommersi dal vociare scomposto della protesta stracciona. Dunque, sarà minima la possibilità che vengano fuori le vostre idee.
Provate a declamare:
“Se mandiamo tutti a casa, senza un chiaro programma per il dopo, rischiamo l’arrivo di un demagogo, affetto da delirio di onnipotenza, che ci trascina nel baratro per un altro ventennio”.
Provate a sostenere che, non “Tutti a casa”, si dovrebbe dire, bensì “Tutti al vostro posto, stipendi nella media, azzerati i privilegi, controllati a vista fino a nuove Elezioni con libere liste, inclusa ovviamente, la 9 Dicembre”, e dopo ancora, se già non vi hanno buttati fuori, “Nessuno, dal primo dei capi all’ultimo della truppa del 9 Dicembre, occuperà poltrone, al di fuori dei seggi parlamentari, senza che la cosa venga votata anche dalla minoranza
Si scompisceranno tutti dalle risate, vi sommergeranno di insulti, vi beccherete dei venduti, infiltrati, e chissà che non ci scappi lo sganascione. Insomma la possibilità di avere qualcuno dalla vostra parte, oltre ai pochi tagliati fuori come voi, sarà prossima allo zero, ma se non ci sarete, se non rischierete, questa possibilità sarà nulla e crescerà a dismisura la vostra responsabilità per non averci provato e rischiato.
Conciliare i Vaffa salaci, goliardici, dissacranti con la protesta cupa, minacciosa, incombente, avere un unico progetto per il M5S trainato da un leader ed il 9 Dicembre spinto da una base. Questa la sfida a cui non ci possiamo sottrarre.

Mi ha sempre colpito, nella sua cruda verità, quel verso con cui Fabrizio De André, conclude “Via del Campo”. Mai avrei immaginato che me ne sarei servito.

Giorgio Chiantore
Da un anno Attivista M5S.
Diamante pentito.
Non ha partecipato, per ragioni di età, dice lui, in verità, per pigrizia e paura di esporsi,
al blocco “9 Dicembre 2013”.

Ivrea, 16 Dicembre 2013

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