Amianto in Olivetti: non vogliamo dimenticare

Il 28 aprile scorso si è celebrata la Giornata mondiale in memoria dei lavoratori morti sul lavoro e per l’amianto. Ciò nonostante, è passata sotto sostanziale silenzio una delle vicende forse più scandalose con cui ha dovuto misurarsi la nostra società eporediese: i morti per amianto in Olivetti.
La grande vicenda storica della Olivetti, lo abbiamo ripetuto più volte, è un punto di riferimento per noi insostituibile per quell’idea concreta di Comunità responsabile che intendiamo rendere viva ancora oggi. Proprio per questo, se qualcuno nella storia della Olivetti ha commesso errori gravi tali da provocare la morte di decine di lavoratori – un’autentica strage – è nostro dovere prendere posizione: per quella memoria, per quella storia e soprattutto per la giustizia che reclamano le vittime.
Il 18 aprile scorso la Corte d’Appello di Torino ha assolto tutti e 13 gli imputati al processo per le vittime dell’amianto in Olivetti. Gli imputati, tutti dirigenti di alto livello, erano stati condannati in primo grado a pene variabili da 1 anno fino a 5 anni e 2 mesi . Non sono ancora note le motivazioni della sentenza; è noto però, perché agli atti del processo, che all’inizio degli anni ’80 una perizia chiesta dalla stessa Olivetti certificava la presenza di fibre di amianto nella polvere usata per alcune lavorazioni durante l’assemblaggio delle macchine. Nella stessa perizia si chiedeva di interrompere immediatamente l’uso del “talco”. Invece il talco all’amianto venne utilizzato ancora per alcuni anni, almeno fino al 1986. Si può affermare che si è trattato di una grave negligenza? E quindi davvero possiamo dire che nessuno ha responsabilità, dal Presidente e Amministratore Delegato della Olivetti fino all’ultimo degli imputati? Per i giudici non c’è stata negligenza e nessuno degli imputati ha responsabilità. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza e pur accettando la stessa, si può perlomeno affermare, forti del principio di precauzione che avrebbe dovuto condurre anche l’operato dei dirigenti Olivetti, soprattutto a fronte di una perizia che non lascia adito a dubbi, che alcuni anni di minore esposizione all’amianto avrebbero potuto salvare la vita, se non di tutti, almeno di alcuni lavoratori Olivetti colpiti dal mesotelioma pleurico. Auspichiamo che venga attivato il terzo grado di giudizio, viste le contraddittorie posizioni dei giudici di primo e secondo grado, che verifichi che tutti gli elementi siano stati valutati in maniera corretta e, qualora riscontrasse un’errata applicazione della legge, rinvii l’esame della causa per maggiori approfondimenti.

Massimo Fresc

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