Assistiamo stupiti all’invasione incontrollata di richieste di “parchi eolici” nel nostro territorio

Da scommessa per il futuro, investimento per la sostenibilità e la sovranità energetica, il settore delle energie rinnovabili sta sempre di più dimostrandosi un business speculativo per via dei tanto criticati ma mai rivisti certificati verdi, inseriti dal “Signor Privatizzazioni” Bersani nel 1999.

Dopo un attento studio dell’Arpa nel 2007 (“Il vento in Piemonte”) che individuava poche aree al limite della ventosità utilizzabili per produzione di energia nella Regione Piemonte, tra cui la zona di Garessio in Alta Val Tanaro, quella della Val Borbera-Val Curone, nel basso alessandrino, c’è stato il boom di richieste.

Alla Provincia di Alessandria sono arrivate addirittura 4 richieste per l’installazione di decine di areogeneratori di almeno 100 metri d’altezza, a meno di 50 metri dai crinali. Due di “Enel Green Power”, una di “Equipe Group” alla fine del 2010 e una di “Concilium”.

Sul tema dell’eolico abbiamo una posizione laica: se produce energia pulita e serve per chiudere altre centrali più inquinanti ben venga, ma con delle limitazioni. Posto che al momento centrali inquinanti non vengono chiuse ma ne vengono aperte di nuove e più pericolose come inceneritori di rifiuti e impianti a biomasse, che la produzione di energia pulita nei siti richieste sarebbe risibile rispetto al danno paesaggistico, almeno discutiamo di limitazioni.

L’occasione era stata data a settembre 2010 dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, per cui la Regione aveva tempo 180 giorni per recepirle con un taglio più stringente. Così è stato fatto per i pannelli fotovoltaici a terra, anche se con risultati approssimativi. Altrettanto non è stato fatto né per gli impianti a biomasse (nonostante ci sia stato oltre al nostro interessamento anche quello di parte delle opposizioni e della maggioranza) né per l’eolico.

Anzi, l’Assessore Giordano si prese questa primavera l’impegno di convocare un tavolo per la redazione delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti a biomasse – di cui non abbiamo tuttora notizia – e nulla invece si muove sull’eolico. Così sono i cittadini a doversi opporre come fatto, con successo, sul Monte Mindino nei pressi di Garessio o i singoli comuni, come quello di Ormea.

Chiediamo quindi agli altri gruppi consiliari e agli alessandrini Cavallera – vicepresidente della Giunta – e al collega di partito di Giordano, Molinari, di farsi urgentemente latori della richiesta del territorio piemontese di approvare quanto prima una moratoria per l’autorizzazione di impianti eolici per consentire il tempo ai tecnici dell’Assessorato di redigere insieme alla Commissione Competente delle linee guida più stringenti che siano in linea con il novello Piano Paesistico regionale.

Una pala eolica, dopo un’attenta analisi di costi/benefici, ad esempio è un po’ più visibile di un pannello fotovoltaico: quindi per essa la distanza da un crinale non può essere di minimo 50 metri, ma di almeno 1000 metri.

Davide Bono
capogruppo consiliare
MoVimento 5 Stelle

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