BRA – Riecco l’inceneritore – MEDIA

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di un inceneritore di rifiuti industriali da realizzare come teleriscaldamento per la città di Bra. Alla rinnovata proposta di Gianni Rinaudo è seguita la risposta del circolo di Legambiente braidese che ha messo in luce gli aspetti contraddittori della soluzione auspicata da Rinaudo.

Quello che ci preme sottolineare è che la combustione di rifiuti e di scarti industriali è sempre l’ultima opzione in una gestione virtuosa e che le buone intenzioni di cui si può essere animati in partenza, non possono bastare a garantire l’intero ciclo di vita dell’impianto.

Il caso dell’inceneritore di Brescia è esemplare, è nato come mini teleriscaldamento da 700 kW a gas, ed è diventato in 30 anni un gigante che brucia 800.000 t di rifiuti all’anno, tanto per capirci più di una e volta e mezza l’intera produzione di rifiuti della nostra provincia, portando in dote a Brescia una qualità dell’aria tra le peggiori d’Europa. Facendo le debite proporzioni, Brescia è una città di 500.000 abitanti, l’esperienza è allarmante.

Se già bisogna chiedersi se i cittadini possano trarre dei vantaggi dall’utilizzo del teleriscaldamento, confrontandolo ad esempio con  un moderno impianto a gas centralizzato, a maggior ragione le perplessità aumentano quando il calore proviene dall’incenerimento. Pensare ad un inceneritore significa infatti incentivare il mancato controllo degli scarti  e dei rifiuti a scapito della ricerca di soluzioni alternative, ad esempio il riuso e il riciclo, che siano più rispettose della salute di tutti e dell’ambiente. Nel caso che riguarda Bra, per una proposta seria si dovrebbe poi partire da dati certi sulle potenzialità dell’impianto e delle reali necessità industriali e civili, ovvero da quale sia il calore attualmente scartato dalle attività industriali presenti sul nostro territorio e quali esigenze potrebbe coprire per uso civile.

L’aria di Bra è in pessime condizioni essenzialmente per la concentrazione di polveri sottili, i PM10,  prodotte dalle attività industriali, dal traffico veicolare e dal riscaldamento residenziale. Per quest’ultimo fattore, gli impianti di riscaldamento a gas sono sicuramente quelli a più basso impatto ambientale e sotto questo profilo un allaccio al teleriscaldamento porterebbe vantaggi solo eventualmente sostituendo delle caldaie a gasolio o a olio pesante.

La teoria e la pratica ci dicono che interventi mirati di miglioramento dell’efficienza energetica dei nostri edifici, a partire da quelli pubblici, la contabilizzazione individuale del consumo da riscaldamento abbinata all’installazione di caldaie ad alta efficienza o a sistemi di piccola cogenerazione, la pura e semplice corretta regolazione delle temperature dei locali, possono portare grandi vantaggi agli utenti, ripagandosi in un numero ragionevole di anni e di conseguenza incidendo in modo rilevante sull’abbattimento delle polveri sottili provocate dal riscaldamento residenziale. Questo approccio ha il vantaggio di ridurre le emissioni partendo da un taglio del fabbisogno e di rendere tutti i cittadini partecipi e consapevoli di quanto il loro comportamento privato possa migliorare la qualità dell’ambiente in cui vivono.

Nell’ottobre 2010 è stato depositato l’unico progetto per il teleriscaldamento a Bra, che sembra ancora essere al vaglio della commissione tecnica nominata dal comune; chiediamo alla giunta di informare la cittadinanza sui tempi di lavoro della commissione e quindi di rendere pubblici i risultati della stessa ed i dettagli del progetto presentato. Purtroppo queste uscite a tempo di proclami a favore dell’inceneritore per il teleriscaldamento preoccupano e possono anche sembrare sospette, un po’ di trasparenza aiuterà una chiara discussione sull’argomento.

Movimento 5 Stelle Bra

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