Butterfly

immagineEffetto farfalla

Ogni volta che apro un giornale ho sempre più problemi nel decodificare le emozioni che provo. Sconforto!? Rassegnazione!? Stupore!? Un cocktail di queste!? In realtà le notizie sono talmente assurde che molto spesso una risata isterica contornata da battute sarcastiche ha la meglio su tutte le altre. C’è un sottile filo, una matrice invisibile, che mi suggerisce che il disastro A&G, il fallimento CIC, Roma travolta dalla corruzione, sparatorie e decapitazioni varie sono in realtà frutto di un “peccato originale”. Non credendo nelle “ricette” , nelle “soluzioni in 10 passi”, sono più propenso a formulare ipotesi e cercare riscontro delle stesse. Al momento, osservando la situazione globale, ho formulato l’ipotesi per cui agli albori dell’era moderna, il 20° secolo, fu commesso un errore di fondo, che, per farla breve, racchiudo in questa proposizione: «Menti eccelse hanno inventato il 20° secolo; menti mediocri sono state incaricate di gestirlo». Ora, una mente eccelsa sa che un battito di ali di una farfalla in America, può provocare un uragano in Giappone, per contro, una mente mediocre crede che mettere suo figlio a capo di una grossa industria, saltando selezioni e test, tutto sommato non sia così grave. In un sistema complesso quale è il mondo moderno, anche l’azione più banale può sortire effetti spiacevoli e imprevedibili. In questo contesto, persone incapaci di recepire anche le più semplici regole logiche , quali causa-effetto, siedono ai posti di comando. Un altro errore grave, e qui mi rivolgo al mio stesso movimento, è credere che l’onestà da sola sia sufficiente. Non è così, l’onesta è un requisito indispensabile , ma non può essere il solo. La competenza e la capacità sono altrettanti requisiti fondamentali per tutte le figure che hanno il compito di “comandare”. Ora, non sono un sociologo, ma nel tempo ho notato che questi problemi si intensificano in modo esponenziale nel tempo, questo potrebbe derivare dalla ripercussione della Legge di Moore (Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi) sulla società moderna che di fatto è tecnologica. Se questa ipotesi è vera, siamo messi male. L’unico scenario che mi viene in mente per contrastare questo rapido e deleterio fenomeno è quello di utilizzare il Principio di Peter all’inverso. Fermiamoci un attimo! Il principio di Peter è una tesi, apparentemente paradossale, che riguarda le dinamiche di carriera su basi meritocratiche all’interno di organizzazioni gerarchiche. Noto anche come principio di incompetenza, fu formulato nel 1969 dallo psicologo canadese Laurence J. Peter, in un libro dal titolo “The Peter Principle”, pubblicato nel 1969 in collaborazione con l’umorista Raymond Hull. L’enunciato di fondo afferma che: in una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello d’ incompetenza. Questo, insieme al “peccato originale” sopra esposto, spiega come sia possibile che più si sale ai vertici, più le persone che troviamo sono incompetenti. Ad ora, oltre attuare una sostituzione con persone capaci, si potrebbe pensare di declassare e riportare alla fase precedente la promozione, gli elementi delle varie gerarchie per vedere come il “sistema globale” reagisce. Dimenticavo un fattore chiave! L’iniziativa, nella nostra società, viene recepita dall’alto verso il basso. Suggerimenti di questo tipo, provenienti tra l’altro da persone che non hanno un nome, non vengono considerate. Parole al vento? Credo di si, ma chissà, una parola nel vento in Italia potrebbe generare una rivoluzione in Cina.

                                                                                                      Pierre Blasotta

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