Cava di S.Bernardo: arriva il ricorso al Presidente della Repubblica.

Per chi non ne fosse ancora informato, nel quartiere di S.Bernardo, il comune di Ivrea ha dato via libera alla realizzazione di una cava, titolare dell’istanza ancora una volta la Cogeis s.p.a. 

Uno degli slogan elettorali delle ultime elezioni è stato «Ivrea più bella», e tra cave, poliambulatori,ponti e centri commerciali viene da chiedersi se l’elettorato medio di Ivrea abbia ancora il senso della bellezza e capacità critica rispetto a ciò che gli accade intorno. Se un giorno si dovesse scegliere tra ospitare l’esposizione del David di Michelangelo o un bel inceneritore Vienna-Style, temo di sapere dove cadrebbe la scelta. 

A prescindere dalla opinioni soggettive, ce ne sono altre che il MOVIMENTO 5 STELLE reputa oggettive e importanti: la qualità della vita, la salute e la tutela dell’ambiente. 

Nella nostra visione di sviluppo urbano, ovvero la costante ricerca della “città a misura d’uomo”, una cava in un centro abitato contrasta certamente con il concetto di armonia e vivibilità del luogo. 

Altro dato da non sottovalutare è la pulsione ossessiva a sotterrare rifiuti pericolosi in qualsivoglia cavità del terreno, naturale o artificiale: grotte, fondali marini, insenature naturali e Cave. Dalle recenti rivelazioni sulla Terra dei Fuochi, emerge il dato allarmante: dove c’è un buco nel terreno viene riempito di rifiuti, molto spesso pericolosi. Molti diranno: “si, ma da noi non succede”; presto per dirlo, come sappiamo la legge è tre passi indietro la criminalità e ci vorranno ancora degli anni prima che i rifiuti sotterrati sotto le nuove autostrade confermino o meno i giustificati sospetti. 

Un principio molto caro al Movimento è il principio di precauzione, che tradotto in parole povere significa “prevenire è meglio che curare”. Per questo motivo il Movimento ha da subito contestato il progetto cava di San Bernardo, fino a ponderare gli estremi per un ricorso al Consiglio di Stato in ragione delle modalità e delle procedure con cui è stata rilasciata l’autorizzazione. Prima di farlo ha organizzato incontri tra gli abitanti della località “Le fornaci” ,trovando in quelle occasioni la disponibilità ed il sostegno per avvalorare la necessità di un ricorso. 

Pur sapendo che di questi tempi la giustizia è spesso prevaricata dal potere di partiti e grandi imprese, abbiamo voluto egualmente fare un investimento nel futuro schierandoci contro il senso di rassegnazione che serpeggia spesso tra la gente dando contemporaneamente credito a quelle istituzioni preposte alla tutela i diritti dei cittadini. Il ricorso si propone di coinvolgere istituzioni e cittadinanza locale sulla decisione che incombe sugli abitanti di San Bernardo . Per una volta vorremmo così evitare il ricorrente luogo comune “nessuno ne sapeva nulla” sostituendolo con un confortante “tutti sapevano” , vogliamo approfondire tutti i particolari del progetto e fare emergere a priori gli aspetti deteriori evitando tardivi allarmi come com’ è successo per Venezia,l’Expo e che temiamo possa accadere un domani per altre grandi opere come il progetto TAV. 

In questo caso non è quindi solo un ricorso da vincere, ma una battaglia da sostenere per prevenire rischi molto spesso taciuti. Per i più curiosi proponiamo di seguito la dettagliata cronistoria della vicenda dell’autorizzazione della cava di San Bernardo. 

Vengo dunque a ricostruire i fatti e la natura dei nostri rilievi critici. Il 28 maggio 2008, durante il mandato Grijuela, la Cogeis presenta l’istanza per una cava che insisterà su una superficie di 60000 metri quadrati e dove in dieci anni si estrarranno 230000 metri cubi di materiale inerte, il deposito successivo di riempimento ospiterà 206000 metri cubi di materiale da scavo. Dopo l’istanza seguono due conferenze dei servizi, marzo 2009 e maggio 2009. Nei verbali delle stesse vengono evidenziate diverse criticità e richieste soluzioni. 

Il verbale della conferenza di maggio evidenzia la necessità di “… approfondimenti su viabilità, impatto acustico, stabilità delle dune, stoccaggio dei materiali e piano di gestione dei rifiuti, che esigono elaborati e verifiche.” Il verbale della seconda conferenza solleva “… dubbi sull’efficacia della vasca di decantazione e sulle canalette.”, vengono inoltre sollevate altre problematiche ambientali che richiedono soluzioni. 

Nonostante diversi rilievi critici delle due conferenze non siano stati risolti, il 19 marzo 2014 il Consiglio comunale delibera l’approvazione dello schema di convenzione per l’attività estrattiva. 

L’esame dell’iter amministrativo evidenzia una possibile violazione della norma relativa all’applicazione della valutazione ambientale strategica e mostra che sono presupposti provvedimenti favorevoli mai emessi e sottoscritti in sede di conferenza dei servizi. 

A nostro fondato modo di vedere, l’ istruttoria che ha portato alla approvazione presenta una serie di criticità non risolte che vengo ad elencarvi. 

Si è sottostimato il flusso di camion, ignorando il numero di cento unità al giorno stimato dalle conferenza dei servizi. Non si sono definire soluzioni adeguate per il traffico urbano. ( In dieci anni è prevista una movimentazione di 440000 metri cubi di materiali.) Inoltre non sono state verificate le disponibilità di terreni per l’ampliamento della strada vicinale. 

Non ci sono state le necessarie verifiche sullo stoccaggio dei materiali e precisazioni sulle vasche di decantazione già criticate nella seconda conferenza dei servizi. 

Non è stato rispettato l’articolo 7 della LR 69/78 dov’è previsto che il comune debba tenere conto “… della salubrità della zona circostante, dell’ambiente e del paesaggio.” Segnaliamo che adiacenti alla cava, si trovano un fabbricato a vocazione residenziale, un agriturismo, una serie di abitazioni ad est e che a trecento metri di distanza sorge un vero e proprio centro abitato. Il paesaggio di campagna oggi ordinato e curato risulterà completamente alterato. 

Non esiste una provata esigenza del territorio di stoccare 230000 metri cubi di materiali nell’opera di riempimento della cava. I dati depositati dall’Arpa, con riferimento ad un bacino più ampio di quello esaminato dal progetto, mostrano che le esigenze di stoccaggio di terre e rocce di scavo siano un terzo di quelle dichiarate per le fasi 2 e 3 del progetto. 

Il progetto, inoltre, non rispetta tutte le condizioni imposte dal Piano Provinciale delle Attività Estrattive. 

Sarà la magistratura che valuterà la presunta completezza dell’istruttoria e la legittimità dell’iter amministrativo che ha portato all’autorizzazione della cava/discarica. Il M5S DI IVREA ha già espresso un chiaro giudizio politico negativo sull’opportunità di questa ennesima “speculazione”. 

Continueremo la nostra azione con la popolazione animati dalla convinzione che la salute, l’ambiente, la vivibilità della nostra città siano beni collettivi che noi cittadini dobbiamo difende. 

 

Ivrea 5 Stelle

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