Comunicato stampa: Ivrea a quorum zero.

Abolire il quorum dallo Statuto comunale è un primo passo decisivo verso la sovranità popolare. Dovrebbe essere visto con favore dai nostri amministratori che sono rappresentanti proprio del Popolo sovrano. Soprattutto coloro che appartengono a partiti che riportano nei loro nomi parolealtisonanti come “Democratico”, “Libertà”, “Popolo” e che nell’immaginario collettivo sembrano i veri garanti e custodi della democrazia. Aspettiamo con fiducia questo momento.

La mozione che sarà portata in Consiglio prossimamente, nasce da una serata organizzata dal nostro gruppo di Ivrea sul tema della democrazia diretta con Paolo Michelotto. L’abolizione del quorum dallo Statuto comunale fu la proposta più votata dal pubblico presente in sala. Il Consigliere Bruno Tegano dell’Italia dei Valori si assunse l’impegno di portarla in Consiglio comunale. Oggi abbiamo un’occasione straordinaria di rendere il Comune di Ivreaall’avanguardia in ambito amministrativo. Con il decreto legislativo 267 promulgato dal Parlamento italiano, i comuni possono introdurre strumenti di democrazia diretta come il referendum propositivo, il referendum abrogativo e il referendum consultivo. Lo possono fare senza quorum perché la legge non lo prevede. Il quorum è sempre stato una finta regola che sembra che preservi il senso della democrazia, in realtà ostacola notevolmente l’unico strumento con cui i cittadini potrebbero interferire nella gestione del potere dei governanti. Chi ha il potere si tutela dalle possibili interferenze dei cittadini con il quorum, salvando le apparenze democratiche ma svuotando il referendum del suo potere effettivo poiché viene quasi sempre invalidato.Ad Ivrea il quorum è al 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Inoltre non è previsto il referendum propositivo, mentre quello abrogativo è fortemente limitato dal comma 3 dell’articolo 59 dello Statuto. Quindi la comunità non potrà mai intervenire ed abrogare leggi o progetti che siano nei piani territoriali ed urbanistici, nei piani per la loro attuazione, nei documenti programmatici. Insomma i temi centrali di una amministrazione. I nostri rappresentanti e dipendenti non possono arrogare nessuna motivazione, oggi che la legge lo consente, per defraudare la cittadinanza dell’esercizio della propria sovranità. Intendere o far credere che democrazia significa al più fare un segno su di un simbolo di partito e poi lasciare fare non è più accettabile e sostenibile come posizione. L’attuale Amministrazione si è sempre proclamata attenta e sensibile alle istanze dei cittadini. Ora è il momento di andare oltre. Il successo di una iniziativa portata avanti dalla comunità non può dipendere esclusivamente dal benestare di chi ci governa che approva e concede solo quello che gli conviene. I cittadini devono avere gli strumenti per partecipare direttamente e controllare l’attività dei propri amministratori. In tal modo gli eporediesi avranno la giusta consapevolezza di poter essere artefici del proprio futuro.

Andrea Roselli

 

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