COSTITUZIONE SOTTO ATTACCO

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Giovedì 15 Settembre, presso la sede ANPI d’Ivrea si è svolta la serata di coordinamento per il fronte del NO al referendum costituzionale. La saletta era gremita e gli animi agguerriti, soprattutto nei confronti del Partito Democratico, che da sempre ha raccolto il voto del centro sinistra. La sensazione era quella di un tradimento consumato e vissuto sulla pelle dello stesso elettorato. Questo è un risvolto importante dal punto di vista elettorale, ma secondario nel contesto attuale. Durante la serata le argomentazioni si sono concentrate sugli aspetti pratici e organizzativi, fondamentali per una riunione di coordinamento ma anche sulle motivazioni del NO. Fin qui tutto bene, ma nel contesto storico contemporaneo credo che tutto ciò non sia sufficiente. La mia deduzione deriva dall’osservazione della platea che queste riunioni attraggono. L’età media è molta avanzata e sono tutte persone che negli anni hanno fatto parte in modo attivo della società. La carenza di giovani non è data solo dalla loro “superficialità” nei confronti di queste tematiche, ma è una carenza strutturale. Le persone più anziane possiedono ancora una traccia storica degli eventi che nelle nuove generazioni è del tutto assente. I giovani d’oggi vivono in un eterno presente che gli nega i riferimenti storico-temporali necessari per valutare i cambiamenti. Mentre nelle persone di una certa età è presente una sequenza di “fotogrammi” delle varie “epoche”, nei giovani ogni nuovo fotogramma sostituisce il precedente. Chi non sa da dove viene non sa dove sta andando! Questo è un tema da affrontare perché, ammesso che il fronte del NO riesca a prevalere, lo farà questa volta, ma alla prossima potrebbe soccombere. E’ più che mai necessario contestualizzare la riforma di Renzi nell’epoca in cui viviamo, tenendo ben presente le forimagesze che la sostengono e le “necessità” che cerca di soddisfare. Non è un segreto che le tanto necessarie riforme vengono richieste dalle banche d’affari, le quali vedono le costituzioni un ostacolo al mercato. Emblematica in tal senso è la relazione della J.P.Morgan “The Euro area adjustment: about halfway there” datata 2013. Nella stessa viene esplicitato il problema delle costituzioni del sud Europa, troppo socialiste e garantiste nei confronti dei lavoratori. Solo un uomo creduto di Sinistra poteva mettere mano indisturbato alla costituzione senza destare troppi sospetti, ed eccoci qui al dunque (Con Berlusconi non si sarebbe mai arrivati al voto Costituzionale, lo avrebbero stoppato molto prima). Attenzione però, la situazione che si è creata è nuovamente solo un fotogramma, il contesto sfugge ai più. Quello che oggi viene definito “pensiero unico” è in realtà assenza di pensiero. Da mezzo secolo non vi sono più correnti alternative al sistema, ma solo sottocorrenti della corrente principale. Tutta la realtà è stata metabolizzata nello “spettacolo” e gli strumenti tradizionali di lotta sono del tutto inefficaci. Oggi chi manifesta per difendere la Costituzione viene visto come estremista, moderato è invece chi si spende per le riforme e le revisioni costituzionali. La chiave di lettura della situazione ci è già stata fornita da Guy Debord nel suo celebre libro “La società dello Spettacolo” e risiede nella proposizione seguente: “ciò che appare è buono, ciò che è buono appare”. Grazie alla crisi del 2008 però si è creato uno spiraglio di “luce” temporaneo che non aspetta altro che essere sfruttato. Per la prima volta, in modo palese, è emerso il rapporto tra società ed economia. L’economia si è palesata come entità del tutto dipendente dalla società stessa. Freud sosteneva che «Tutto ciò che è cosciente si consuma. Ciò che è incosciente resta inalterabile. Ma una volta liberato, non cade in rovina a sua volta?». La società ha scoperto di colpo di dipendere dall’economia portandola in questo modo dal livello inconscio a quello conscio. Questo è il momento di “consumare” il concetto di economia e di riplasmarlo in ottica antropocentrica. E’ solo con il pensiero che si combatte l’assenza di pensiero. Parimenti va detto che le figure tradizionali devono essere velocemente accantonate in favore di nuove. Non è più possibile avere figure istituzionali completamente assoggettate al mondo mercatale tanto da emularne anche il linguaggio. Dove una volta c’erano le parole popolo e beni comuni oggi sovrasta la dialettica finanziaria che riporta tutto in capitoli di spesa, indici e differenziali in un perenne e forzoso positivismo necessario per la crescita dei consumi. Senza una nuova corrente artistico-letteraria ogni sforzo è limitato al fotogramma di riferimento, decontestualizzato e per sua natura vano.

Pierre Blasotta

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