Crisi CIC : pagano sempre i soliti Un altra puntata della grande fiction : “la crisi è finita”.

Era il 24 Agosto 2013 e sulla Sentinella si leggevano le parole rassicuranti di Alberto Focilla “«La situazione resta difficile – puntualizza il presidente Alberto Focilla – anche in considerazione della congiuntura di crisi nazionale, ma intravediamo qualche prospettiva in più che ci ha permesso di reggere, evitando un taglio all’organico ” . L’articolo continua affermando “La crisi del Cic invece resta di natura finanziaria e non strutturale con una significativa riduzione del disavanzo che si era avvicinato ai 9 milioni di euro. Il consorzio di Banchette è leader nella fornitura di servizi tecnologici ed informatici a 360 gradi per Comuni ed enti pubblici con un fatturato annuo di 11 milioni di euro.” Sempre nello stesso articolo si legge “«Ridurre l’attività del Cic – chiosa Focilla – vorrebbe dire – fermare l’attività informatizza del Comune di Ivrea, il telemonitoraggio e l’assistenza a distanza per pazienti affetti da patologie cliniche croniche, paralizzare l’assistenza e la manutenzione hardware e software a supporto degli operatori, mettere a rischio la sicurezza e la perdita dei dati che il Cic garantisce con il backup remoto». (rif.1)

Dopo meno dio un anno viene annunciata «Apertura della crisi», «Riduzione del personale» ed arriva la richiesta di cassa integrazione straordinaria. (rif,2)

Quindi blocco attività informatica di Ivrea ? Pazienti allo sbando ? Rischio sicurezza dei dati ? Non comprendiamo come sia possibile che non si trovino mai soluzioni a questi problemi. Se la crisi è “finanziaria” e non “strutturale” e se i servizi erogati sono “essenziali” , qualcuno deve avere sbagliato pesantemente qualche cosa !

Purtroppo in queste realtà è la politica che comanda e mette i suoi uomini a dirigere, si fa per dire… E’ sempre facile far funzionare un’azienda quando non ci sono problemi finanziari (ovvero tanto paga sempre pantalone…) , viceversa quando arriva una stretta il conto lo si fa pagare sempre ai lavoratori e le responsabilità degli errori commessi svaniscono nel nulla, dando la colpa sempre a qualcun altro.

Il Cic dipende in gran parte dal CSi piemonte, anch’esso in crisi. Ora che la politica è diventata monocolore dovrebbe essere piu’ facile far andare daccordo le varie realtà e risolvere i problemi, sempre che invece il piano di questa pseudo sinistra al governo da tutte le parti sia la solita ricetta “liberista” : privatizzare. In tal caso si attendono tempi molto duri per i lavoratori anche perchè abbiamo visto come funzionano gli affidamenti dei lavori a ditte esterne : Expo e Mose insegnano.

La realtà è che siamo nelle mani di una classe politica profondamente corrotta che per buona parte non vede altro che la ricerca di soluzioni per l’arricchimento personale e che permette alla relativa parte corrotta della società (imprenditori o meglio prenditori senza scrupoli) di banchettare felicemente. La nostra amara constatazione, alla luce anche dei recenti risultati elettorali è che la strada per uscire da questo baratro è lunghissima.

Le persone pur pressate in questa melma hanno paura di cambiare e dopo anni di relativo benessere non sono ancora pronte a dare una svolta a questo paese scegliendo una classe politica diversa che fa della’onestà e del disinteresse personale la propria bandiera.

La strada è comunque tracciata e richiederà solamente più tempo. Anche perchè non esistono altre strade che possano salvarci. Un sistema marcio non riesce a curarsi da solo, deve per forza di cose essere sostituito da uno sano.

Rif.1 : http://lasentinella.gelocal.it/cronaca/2013/08/23/news/cic-la-crisi-dietrole- spalle-i-150-posti-non-si-perdono-1.7624442
Rif.2 : http://lasentinella.gelocal.it/cronaca/2014/04/30/news/cic-a-rischio-cisono- 150-posti-di-lavoro-1.9133222

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