Diciamo NO alla sopraelevazione dell’autostrada A5

Posizione del Movimento 5 Stelle di Ivrea rispetto al progetto ATIVA di sopraelevazione dell’autostrada A5 e proposta di liberalizzazione dei caselli di Albiano, Pavone, Scarmagno, Quincinetto.

La posizione del M5S di Ivrea rispetto al progetto della società ATIVA di sopraelevazione dell’autostrada A5 nel tratto tra Pavone e Lessolo è chiara da tempo.
Dopo che il Ministero dell’Ambiente, a conclusione dell’iter amministrativo di valutazione di impatto ambientale, firmò il decreto di compatibilità ambientale del progetto denominato ”Autostrada A5 Torino Quincinetto. Nodo idraulico di Ivrea. Fase di completamento”, il Movimento ha presentato, nel febbraio de l2015, un’interpellanza al Ministero dell’Ambiente, chiedendo una rivalutazione del progetto che recepisse le obiezioni presentate da diversi soggetti del territorio, nel documento si chiedeva inoltre che il Ministero favorisse un confronto tra amministratori, società concessionaria e cittadini. Il progetto in questione, prospetta un’opera enorme, che prevede un investimento eccezionale per il nostro territorio pari a circa 300 milioni di euro.Un impegno finanziario incomprensibile se finalizzato, come afferma ATIVA, alla messa in sicurezza di un tratto autostradale che la grande alluvione del 2000 lasciò praticamente indenne, causando solo la chiusura dell’arteria per alcune ore. L’ investimento è decifrabile solo considerandolo come mezzo usato per prorogare la redditizia concessione evitando cosi “gare d’appalto” a cui potrebbero partecipare società più competitive di ATIVA. Il Decreto Sblocca Italia, vera minaccia alla difesa dei territori, rende infatti possibile la proroga delle concessioni autostradali a fronte di “… interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, … delle infrastrutture autostradali nazionali”. Le direttive dell’Unione Europea per l’assegnazione delle concessioni mediante gara è da ritenersi auspicabile in quanto ne guadagnerebbe la trasparenza dell’affidamento della nuova concessione e la possibilità del Ministero di decidere per l’ offerta più vantaggiosa tra quelle in “gara”. Il progetto faraonico, che sta seguendo il suo iter burocratico, prevede: l’innalzamento del tratto autostradale interessato di diversi metri, il rifacimento pressoché totale di 10 km di autostrada, la demolizione e ricostruzione di una dozzina di sovrappassi e di diversi sottopassi e la realizzazione di tre viadotti enormi a campata unica, di cui l’orribile viadotto Marchetti, recentemente realizzato nella zona di Pavone, è un’anticipazione inquietante.Mentre i vantaggi per il territorio sono inconsistenti, i danni per la comunità sarebbero evidenti: cementificazione e consumo di ampie superfici agricole e naturali, devastazione del paesaggio dovuta all’innalzamento dell’autostrada e alla realizzazione dei tre viadotti, danni alla viabilità e alla vivibilità del nostro territorio, incremento delle attività estrattive nelle cave interessate (Il progetto cita le cave di Montalto, Borgofranco e Piverone), aumento dei pedaggi autostradali con danno per cittadini e pendolari. Per esemplificare i danni sulla viabilità, ricordiamo che il progetto prevede lo spostamento di oltre un milione di metri cubi di materiale e, nelle previste chiusure notturne dell’autostrada, il trasferimento del traffico sulle strade provinciali e comunali che attraversano i nostri centri urbani con evidenti conseguenze negative sulla vivibilità e l’inquinamento. Sorprendono le dichiarazioni di Alberto Avetta, vicesindaco della Città Metropolitana, la quale partecipa ad ATIVA al 17,50%. Non si comprende se rappresenti i cittadini, che chiedono tutela dell’ambiente, vivibilità e economicità dei trasporti o gli interessi economici di ATIVA, che partecipa con altre concessionarie autostradali al ricco banchetto servito dai pedaggi.La quota/parte, che la Città Metropolitana dovrebbe investire nell’inutile opera, è denaro pubblico che andrebbe speso sul territorio per il miglioramento della viabilità esistente e la tutela da rischi idrogeologici.Riteniamo, come già sostenuto nell’interpellanza la Ministero dell’Ambiente, prioritario un confronto tra amministratori, cittadini, associazioni e forze politiche per valutare come i fondamentali valori dellavivibilità, della sicurezza del nodo idrico, del paesaggio,della tutela dell’ambiente possano convivere con futuri progetti. Ricordiamo l’esigenza di ultimare sul nodo idraulico una serie di interventi prospettati dalle autorità, ma non ancora realizzati: attivazione di sistemi di monitoraggio, manutenzioni per lo scorrimento delle acque, difese dell’area Loranzé – Colleretto, indagine sulle condizioni di sicurezza dei Comuni a valle dell’incile. Ci adopereremo affinché il rinnovo del contratto della concessione non sia l’ennesima occasione per sperperare denaro e danneggiare il nostro territorio, ma l’opportunità per esercitare presso il Ministero una pressione politica che favorisca la liberalizzazione dei caselli autostradali di Albiano, Pavone,Scarmagno, Quincinetto, al fine di realizzare, senza devastazioni e con costi minimi, una tangenziale gratuita capace di alleggerire il traffico di attraversamento dell’eporediese, grave problema irrisolto della nostra comunità.
Movimento 5 stelle d’Ivrea.

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