Dimissioni dell’Assessore Ferrero

Dimissioni dell’Assessore Ferrero.

Dalle notizie di oggi in cui si è abbattuta una bufera sulla sanità
piemontese, con arresto di sette persone tra cui il manager di SCR e
braccio destro dell’Assessore Ferrero, Gambarino, due pezzi da novanta
di Federfarma, Luciano Platter e Marco Cossolo (anche sindaco di
Carignano), e l’avviso di garanzia dell’Assessore alla Sanità stesso,
Caterina Ferrero, con le fiamme gialle che perquisiscono i suoi uffici e
la sua casa, capiamo come questa politica abbia le ore contate.

Tutti conosciamo i retroscena del conflitto politico tra Lega Nord e
PDL per l’occupazione manu militare della Sanità, che gestisce l’80%
del Bilancio della Regione. E quindi del conflitto, in pieno stile
manuale Cencelli, tra l’Assessore Ferrero, espressione del PDL, e il
direttore dell’Assessorato, Monferrino, in quota Lega, soppiantato il
troppo effervescente Commissario dell’Aress, Zanon, sempre quota Lega.
C’è quindi chi vocifera di pugnalata a la Giuda da parte di Cota
all’Assessore Ferrero che proprio non voleva saperne di dimettersi per
diventare parlamentare (promoveatur ut amoveatur), adducendo motivazioni
familiari. Insomma sembra che la Ferrero si sia scavata la tomba da
sola e che al momento il braccio di ferro l’abbia vinto la Lega,
complice anche la frattura del PDL piemontese, dove un Vignale non perde
tempo a muovere la fronda anti-Ghigo e anti-Ghiglia dopo la batosta
elettorale
di Coppola (probabilmente boicottato anche dai suoi
“fratelli”).

Resta il desolante scenario di una gestione della politica mafiosa,
dove gli imprenditori chiamano Consiglieri regionali (aspettiamo di
sapere i nomi) per fare pressioni su pubblici ufficiali per evitare di
essere eccessivamente “attenzionati” nei loro loschi affari, col
silenzio complice di tutti quelli che sanno. Fino a veri e propri
episodi di tangenti e corruzione nell’assegnazione di grosse commesse.
Ovvio la magistratura deve ancora indagare, ma la memoria corre agli
scandali di Soria, delle tangenti di Odasso, manager delle Molinette, o anche alle “libere dazioni” ricevute dal fu Assessore al Bilancio, Burzi, ora presidente della stessa Commissione.

Insomma una politica sporca che ha contiguità eccessive con
l’imprenditoria che poi spesso ricompensa con aiutini elettorali. Per
questo predichiamo inascoltati l’eliminazione dei soldi dalla politica e
l’interdizione ad vitam dai pubblici uffici: che tornino a far danno
dei privati, se qualcuno da loro ancora fiducia.

Duole sottolineare come l’Assessore Ferrero non sia stata sospesa
dai pubblici uffici in quanto eletta dai cittadini e non nominata,
secondo quanto detto da Caselli.  L’ennesima immunità per i politici. Per questo chiediamo che l’Assessore si dimetta quanto prima per chiudere questa ennesima brutta pagina e rinunci anche allo scranno in Parlamento, da cui avrebbe l’immunità perpetua. Se no, saliremo sulle barricate.

Davide Bono – Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle

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