Essere o avere? Il fine elettorale e le buone azioni a 5 stelle.

[La Voce del Canavese del 03/11/2014].

Essere o avere? Il fine elettorale e le buone azioni a 5 stelle.

Molte persone sono convinte che lottare per i cittadini, appoggiarli nelle loro battaglie, sia una buona via per raggiungere il fatidico e agognato consenso elettorale.
Anche la questione della cava di San Bernardo, come altre questioni, sta producendo una certa corrente di pensiero secondo la quale , in una potenziale ma ormai remota tornata elettorale, questo impegno sul campo si potrebbe trasformare in voti di consenso.

Mi dispiace deludere queste persone ma rilevo che non c’è mai stata nel nostro paese una proporzione diretta tra l’impegno civile di un gruppo politico e il risultato elettorale che questi ha poi conseguito, questa è una realtà che bisogna sempre avere ben presente! Infatti se così fosse stato, oggi vanteremmo probabilmente la miglior classe politica del mondo, parrà strano ma è proprio così! La maggioranza delle persone a cui l’Amministrazione comunale ha piazzato oggi una cava sotto casa, passato il pericolo o digerito il “rospo”, è molto probabile che la rivoterà senza remore di sorta secondo la ricorrente logica qualunquista del “tanto peggio, tanto meglio”.

D’altro canto, la “Parabola del figliol prodigo”, spesso stravolta ed applicata impropriamente alla politica, fa sì che molti inetti si ritrovino oggi pacificamente ai vertici del paese, immuni da qualsiasi giudizio morale, quasi avessero prodotto anticorpi tali da renderli una invincibile “razza a parte” , la famosa ”casta” trasversale a tutti gli schieramenti politici.
In politica vien da pensare che la più solida forma di aggregazione sia costituita proprio dalla “complicità” sulla “disonestà” delle azioni compiute più che sulla condivisione di valori ed idee mirate al bene comune.

A costoro va perdonato e si perdona tutto secondo il più classico pragmatismo napoletano: “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scurdiamuci u passato….”! Molto male invece se la passa il “figlio onesto”, sempre retto e rispettoso delle regole di civile convivenza, al quale si contesta in ogni occasione la benché minima lacuna personale con l’accusa di venir meno a se stesso, ciò qualunque cosa egli faccia al di fuori dagli schemi convenzionali ai quali dovrebbe invece omologarsi sempre e comunque.

Sicuramente la strumentalizzazione e la mistificazione a tutti i livelli della secolare tradizione Cristiana funge spesso da alibi sociale per questo fenomeno di distorsione dei valori ma non è certo questo il solo fattore in gioco.
D’altro canto, partendo dall’affermazione che «il popolo elegge la politica e quindi la politica è per forza di cose ad immagine e somiglianza dell’elettorato che rappresenta», è facilmente giustificabile la situazione di diffusa tolleranza di “carenza etica” generale. L’informazione che livella tutto, dal furto al mercato per sfamare la famiglia ai crimini più efferati fa il resto.

Siamo tutti sotto effetto di “sostanze dopanti” e non abbiamo più la percezione del “dolore” proporzionata alla gravità del danno reale, il dolore nell’immaginario collettivo è divenuto anch’esso “virtuale”, solo individualmente è rimasto reale ma, come si suol dire, “soli si muore” e spesso ciò accade nella più assoluta indifferenza. Va peraltro considerato che un buon livello scolastico e di capacità intellettuale produrrebbe una politica di livello elevato e, viceversa, la povertà intellettuale accredita spesso la “mediocrità”.

Ora, cos’è che forma il pensiero delle masse se non l’istruzione? Attraverso la qualità dell’istruzione un “analista politico” può avventurarsi credibilmente a prevedere il futuro di una nazione, non è un caso che potenze politiche/economiche emergenti come India e Cina su di questo investano molto, mentre noi stiamo invece perdendo giorno per giorno il passo.

Quella prospettata è una spiegazione sintetica, semplice, sicuramente parziale di come stanno le cose e del perché oggi la frase “lo fai per i voti” non è un’affermazione molto plausibile. Se faccio qualche cosa devo quindi essere consapevole che lo faccio perché ritengo giusto farlo, cosciente che in cambio avrò probabilmente solo guai e non certo attestati di stima e di riconoscimento.

Credere che il PD , costola della DC.IA e del “conformismo acritico” voluto dai “poteri forti”, possa essere sconfitto da “cosucce” e da problemi sollevati a favore della popolazione o da altre lodevoli “battaglie di nicchia” è velleitario quanto irreale, il sistema propagandistico è in grado oggi di “metabolizzare” tutto e il contrario di tutto.

Il PD rispecchia il paese, anzi, è a sua “immagine e somiglianza”.

E’ un partito in grado di essere al governo e nello stesso tempo proporsi come opposizione di sé stesso, di dire A e fare B senza compromettere per questo il consenso elettorale che, anzi, in assenza di una “legittimata” alternative al sistema, probabilmente aumenterà ancora giocando sull’insinuazione del profilarsi all’orizzonte della “destabilizzazione”: la destabilizzazione in questo caso altro non sarebbe che un semplice sinonimo di democrazia oltre che l’occasione insita in un vero sistema democratico per una possibilità di “alternanza” e di “alternativa” di governo.

Ritornando alla nostra piccola realtà, risulta quasi strano che i consiglieri che hanno votato a favore della cava non si siano ancora visti alle riunioni no-cava per criticare se stessi e per far eco alla comprensibile rabbia della gente “toccata sul vivo”; o è un’ostentazione di sicurezza, o un preoccupante eccesso di arroganza e di indifferenza, di certo non è un auspicabile segno di dignità e coerenza.

In ogni caso alle prossime elezioni, qui ad Ivrea, c’è da scommettere che verrà presentato alla piazza un baldanzoso e salvifico “Renzi” locale, il quale, dopo aver ricevuto la certificazione di “Biologico®” da una lunga lista di associazioni “meritoriamente collaborative e propositive”, non esiterà a lusingare l’elettorato con le proprie inconfutabili certezze, ricoprendolo delle più stravaganti paradossali banalità “fatte scienza” per l’occasione, oltre che condire il tutto con mirabolanti promesse di benessere generale divenute improvvisamente “a portata di mano”.

Probabilmente la folla acclamante chiederà allora di “ammazzare il vitello grasso”, di mangiare e far festa perché questo figlio era morto (sconosciuto) ed è tornato in vita (il dono della provvidenza), era incomprensibilmente “perduto” ed è stato miracolosamente ritrovato».

Noi temiamo invece che la situazione sarà più prossima a quella dei nobili veneziani che, al tramonto della “Serenissima”, impegnavano mobili e gioielli di famiglia per poter ancora rappresentare, a se stessi e agli altri, nei saloni di antichi palazzi ormai a rischio di fatiscenza, i perduti fasti della “Repubblica che fu”, il finale della storia non lo citiamo ma sapete però bene qual’è poi realmente stato!

Pierre Blasotta (Consigliere comunale Ivrea 5 Stelle)

One thought on “Essere o avere? Il fine elettorale e le buone azioni a 5 stelle.

  1. alessio bellini 06/11/2014 at 13:10 - Reply

    caro Pierre, purtroppo a fare le lavate di capo ai somari non si ottiene altro che sprecare lo shampo.avanti così, con determinazione e senso civico ed altruista.a volte sembra di lottare contro i mulini a vento, ma fare la cosa giusta è RIVOLUZIONARIO come la verità!!

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