Euro e primogenitura.

[La Voce del Canavese del 1/12/2014].

euroLa storia incomincia da molto lontano, da quando abbiamo accettato la “globalizzazione” pensandola una sfida per tener testa alla quale sarebbe bastato lavorare sodo, onestamente, nel rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, senza mettere in conto che altri non l’avrebbero fatto, che quella “moneta unica”, che doveva scongiurare il nostro isolamento, si sarebbe ritorta contro di noi.

Dopo aver barattato la “primogenitura” per il classico piatto di lenticchie, sarebbe riduttivo identificare l’uscita dall’euro con il nostro obiettivo, perché qui si tratta di riconquistarla, in termini di sovranità alimentare, economica, commerciale, finanziaria, monetaria, ambientale, e l’uscita dall’euro potrebbe diventare l’inevitabile premessa, ma anche semplice conseguenza. Milioni di posti di lavoro si sono vanificati perché siamo stati invasi da beni di provenienza da Paesi esteri così come intere filiere produttive vi sono state trasferite. Motivi addotti, i minori costi della manodopera di quei Paesi.

Motivi veri, la violazione dei diritti umani, salari da fame, sfruttamento delle donne e lavoro minorile, assenza di contratti sindacali, mancanza di sicurezza sul lavoro, sanità fatiscente, welfare sconosciuto, per ultimo, la mancanza di normativa ambientale che si traduce in emissioni che inquinano l’atmosfera, scarichi che inquinano fiumi e mari, discariche di rifiuti tossici che inquinano il suolo.

Qui le vere ragioni del minor costo dei beni e servizi prodotti in certi Paesi. Alle quali si aggiunge spesso disparità dei sessi, mancanza di libertà di culto, di diritto di opinione, nessun rispetto dei diritti delle minoranze, ulteriori diritti ignorati o calpestati.

Sovranità commerciale: il nostro Paese deve compilare un elenco di Stati “pirati”, dai quali sia fatto divieto agli Importatori di acquistare beni e servizi ed agli Imprenditori di trasferire reparti produttivi. Insomma, non si tratta di riconquistare “quote di mercato”, come pontificano i Partiti al Governo, bensì di far rientrare milioni di “posti di lavoro” già trasferiti, “direttamente” spostando reparti produttivi, “indirettamente” importando beni e servizi producibili da noi, in/da quei Paesi rientranti nell’elenco. Sacro diritto quello della concorrenza, che non sia sleale, oltre al resto a danno di tutti, specie per quanto riguarda l’inquinamento. Quanto detto va realizzato in barba a tutti i “Trattati di libero commercio” che tanto vanno di moda di questi tempi.

Sovranità ambientale: il cargo che parte dal Brasile con il carico di banane, il mercantile che porta granito dalla Cina, e l’elenco sarebbe sterminato, bruciano, per coprire le migliaia di chilometri che ci separano, quantità impressionanti di carburante, i prodotti della combustione vanno ad inquinare l’aria che tutti respiriamo, pertanto nessuno ci deve impedire di fissare una tassa chilometrica, “tarata” sul genere di bene importato, a carico dell’importatore. Simile provvedimento aumenterebbe in modo decisivo la preferenza per i beni a “km zero”, comunque di produzione nazionale, aumenterebbe la loro richiesta e, di conseguenza, verrebbe ulteriormente incrementato il numero di posti di lavoro che ritornerebbero nel nostro Paese. Dal momento che la nostra appartenenza all’euro tutto questo non ce lo permette, allora che ci stiamo a fare? Vogliamo, oltre a danneggiare noi stessi, continuare ad essere complici di crimini ai danni dei ceti deboli e dell’ambiente?

Sovranità monetaria: Una percentuale crescente dei 2200 miliardi di euro del nostro debito pubblico è in mano a Banche ed Investitori esteri. Mine vaganti o bombe ad orologeria a seconda della “ragion di stato”, quella volta che un passaparola arrivato chissà da dove “consiglia” di vendere, ecco lo “spread” alle stelle con relativo incremento degli interessi che manda all’aria la “finanziaria”, appena decisa e faticosamente conclusa per avvicinarci al mitico “pareggio”. Così non può continuare, i titoli di credito Italiani si comprano e si pagano con moneta nazionale! Infine, che ad un Paese venga negata la possibilità di stampare moneta quando serve, nel dubbio che poi, anziché ritirarla successivamente, continuerebbe invece a stamparne dell’altra fino alla svalutazione totale, cioè al default, ebbene chi ha quel dubbio sarà al più autorizzato a non farci credito, non a vietarci di essere noi a decidere del nostro futuro.

Sovranità alimentare: Si sa che la Comunità Europea non ci vieta di produrre latte oltre la “quota”, a suo tempo concordata, di nostra spettanza, ma, oltre a negare i “contributi” per il latte prodotto in più, vieta alla Stato Italiano, pena pesanti sanzioni, di intervenire in proposito. Il risultato? Essendo le “quote latte” dell’Italia di molto inferiori allo stesso consumo interno, gran parte del latte che acquistiamo è di importazione Francese e là vanno i contributi della Comunità, parte dei quali ovviamente sono a carico dell’Italia come Paese membro e quindi finanziatore. Insomma, doppiamente penalizzati.

Dobbiamo infine distruggere enormi quantitativi di prodotti del settore agroalimentare il cui smercio è sempre più difficoltoso per via della concorrenza estera, e qui il nostro Stato deve poter intervenire sia con contributi sia con “tasse chilometriche” per merci importate. Questo non è concesso dalla normativa UE? Un motivo in più per uscirne. Il prezzo della “primogenitura”: si stanno assumendo grosse responsabilità quei Partiti e Movimenti che prospettano l’uscita dall’euro come fatta di soli vantaggi, una passeggiata sustrada in discesa. Non sarà affatto così, e questo va detto agli Elettori. Come tutte le grandi conquiste, nella fattispecie “riconquista”, anche questa avrà un prezzo, tanto più elevato quanto più importanti gli obiettivi in ballo, sacrifici che questa volta non potranno essere fatti dalle solite categorie, non ce la farebbero anche riducendosi alla pura sussistenza.

Dimentichiamoci comunque la frase “che incomincino prima quegli altri” con la quale tante volte abbiamo preteso di chiamarci fuori perché tutti saremo chiamati.

 

Pierre Blasotta (Consigliere comunale Ivrea 5 Stelle)

One thought on “Euro e primogenitura.

  1. Sante parole … Se queste cose fossero ripetute più spesso e più forte , anche e soprattutto in televisione dove tutto passa e tutto si decide , prendereste il 90% di voti, considerato il vuoto che c’è in termini di alternative …
    Parlate , parlate , fatevi sentire ad ogni costo senza snobbare alcun mezzo o metodo!

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