Gestione attiva dell’immigrazione

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Nel prossimo consiglio comunale il M5S di Ivrea presenterà una mozione con l’intento di gestire in modo attivo l’emergenza profughi. Per prima cosa bisogna iniziare ad usare le parole in modo corretto. A più di cinque anni dall’inizio del flusso immigratorio , parlare ancora di emergenza è sbagliato e pericoloso. Le emergenze sono fenomeni imprevedibili e temporanei, quella a cui assistiamo è più simile ad un esodo incessante. Le strutture e gli strumenti creati, dovrebbero, per poter essere efficaci, guardare al problema dalla giusta prospettiva. La gestione odierna,che a differenza del modello Rits è già cambiata,è la seguente: queste persone (quelle che sopravvivono al viaggio), appena sbarcate subiscono un controllo sanitario di massima, vengono foto-segnalate, caricate sui pullman e spedite nei comuni che danno la disponibilità. Nel nostro caso, vengono portate presso la croce rossa di Settimo, dove le cooperative incaricate, li vanno a prelevare e li portano in questura per la rilevazione delle impronte digitali e per l’avvio delle pratiche che porteranno successivamente alla commissione territoriale. Quest’ultima, in base al colloquio, dovrà decidere lo status della persona , ad esempio rifugiato politico o altre forme. Finita questa fase, non sono più considerate e considerabili clandestini, infatti viene dato loro un documento che gli consente di essere “in regola”, almeno fintanto che restano nel programma di supporto. Se per volontà loro abbandonano il progetto, allora tornano allo status di clandestini. Detto ciò possiamo affermare che il 99% di loro, che vediamo per la città, sono per la legge italiana, regolari a tutti gli effetti. Attraverso le varie associazioni, che nel nostro territorio sono le cooperative Pollicino e Merypoppins, viene garantito loro vitto e alloggio, mentre dei famosi 40 euro al giorno , nelle loro tasche ne finiscono solo 2,5 €. I restanti, se le cooperative sono oneste, servono per coprire le spese degli alloggi, delle bollette, del cibo ecc. Se i bisogni primari in questo modo sono garantiti, l’aspetto sociale è completamente trascurato. Sarà capitato anche a voi di passare e vederli “perdere tempo” nelle piazze, nei giardini ecc. Questo accade perchè non esiste un programma di gestione dell’integrazione sociale. Essendo in regola dal punto di vista legale, queste persone possono tranquillamente fare volontariato e, dopo 6 mesi , potenzialmente, potrebbero anche lavorare in regola. La prima opzione, quella del volontariato, è quella che abbiamo scelto. Rispondendo alle esigenze dei cittadini, che non vedono di buon occhio il loro “far nulla”, e le loro, va detto infatti che,tolti gli immancabili fannulloni, gli altri sono ben disposti a lavorare, ma ad oggi , non ci sono le condizioni per impegnarli in lavori socialmente utili. Con questa proposta cercheremo di mettere in piedi un progetto di volontariato sociale in modo da metterli in condizione di riscattare la nostra ospitalità con semplici lavoretti quali: pulizia delle piazze, delle strade , e tutta quella serie di operazioni che i comuni non fanno. Il nostro fine è evitare,comunque, l’eventuale concorrenza sleale alle ditte che prestano servizi ai comuni. Con la nostra proposta ,potrebbe realizzarsi un’ effettiva integrazione di queste persone nel tessuto sociale e allo stesso tempo crediamo di poter mitigare il crescente rancore e disprezzo nei loro confronti.

 

La mozione è stata approvata nel consiglio comunale del 11/05/2015

 

Pierre Blasotta

4 thoughts on “Gestione attiva dell’immigrazione

  1. e allora chi sono quelli che fanno i posteggiatori abusivi o girano a chiedere soldi o stanziano davanti a negozi vari e supermercati o chiese a chiedere sempre soldi?da dove arrivano? e quelli che passano ad aprire i cassonetti della spazzatura e tagliano i sacchi ,abbandonandoli col contenuto sparpagliato a terra, da dove arrivano e cosa cercano??

  2. Maurizio Simoncini 15/05/2015 at 08:40 - Reply

    Buongiorno mi sembra un’ottima iniziativa, l’immigrazione è un dato di fatto storico geografico irreversibile e l’integrazione e le iniziative ad essa correlate per migliorarla sono assolutamente necessarie, anche se non penso debbano essere giustificate ed effettuate per “mitigare il crescente rancore e disprezzo nei loro confronti” di persone che ignorano la realtà e la complessità di questi fenomeni.
    Un passo politico successivo potrebbe essere la proposta di un ‘integrazione economica in funzione di opportunità oltre al volontariato e delle attività svolte dal singolo, tenendo conto dei bisogni, oltre ai “primari”, a cui ciascun essere umano ha diritto e che sono alla base di un’integrazione sociale.
    Vi ringrazio.
    Saluti.
    Maurizio Simoncini

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