Il mercato di Ivrea abbandonato a se stesso.


Bello l’articolo di Niccolò G. Rossetti sul mercato di Ivrea, uscito sull’ultimo numero del giornale, vedo una passione civile che parla del nostro bene pubblico in modo sincero e dotato di buon senso.
Condivido con partecipazione le sue affermazioni: “Il mercato di Ivrea è una realtà viva e forte”, “… un apposito comitato del mercato con la collaborazione di tutti gli attori”, “ servirebbe una campagna di marketing … avere un sito”, “rendere il mercato il più possibile attraente e facilmente usufruibile.” Anche per me, Sig. Niccolò, il mercato è parte della tradizione familiare, verso la fine degli anni 60 saltuariamente i nonni mi prendevano con loro, si partiva a notte fonda da Chiaverano con l’ape della Piaggio carica di verdure e si andava a “ fare il mercato” nella zona coperta dei coltivatori diretti. Ero affascinato, sebbene mezzo addormentato, dalla vita notturna dei contadini locali, il piemontese come lingua, i commercianti e albergatori della Valle che trattavano le primizie.

Quando, nella preparazione delle amministrative di quest’anno, il M5S di Ivrea stava organizzando gruppi di studio per il programma, con entusiasmo ho partecipato alle ricerche sull’area mercatale, vi propongo, arricchito da questa esperienza, alcune considerazioni.
L’area con tutte le sue strutture e il suo valore d’impresa sono beni pubblici di noi cittadini, sono beni della comunità eporediese, ma purtroppo è mancata una strategia d’impresa e sebbene tutte le attività per lavorare abbiano bisogno di visibilità, mi chiedo perché il mercato non abbia segnaletica stradale, un sito web, un logo che lo identifichi, segnalazioni che ne facilitino il percorso interno, investimenti pubblicitari.
Chi ha seguito negli anni lo sviluppo della nostra piccola impresa? A quanto pare, né la Giunta, né
l’Ivrea Parcheggi SpA che lo gestisce da anni, non sembra abbiano fatto un buon lavoro. Un bed and breakfast della zona investe di più per la sua visibilità e se la pubblicità è l’anima del commercio, lascio a voi le conclusioni.
Un forestiero, dopo aver faticato per trovare il mercato, vista l’assenza di segnalazioni, potrebbe casualmente finire nel parcheggio più grande, anche questo non indicato, quello sterrato a nord, con buche e un piccolo stagno interno durante le piogge, un labirinto senza segnalazioni a terra e uscite spesso intasate da parcheggi spregiudicati, a questi disagi si aggiunge la mancanza di un marciapiede con rampe che colleghi quest’area a via Circonvallazione.
Se questo parcheggio deve competere con quelli ombreggiati, asfaltati e ben organizzati dei supermercati della zona, la partita sembra persa.
Fortunatamente nonostante l’assenza di segnaletica, di parcheggi adeguati, di marciapiedi, di una strategia, molti sono gli avventori, infatti al venerdì tutti i nostri posti vendita sono occupati e rendono circa 350.000 euro all’anno, se sapremo investire le prospettive sembrano quindi buone.
Il signor Niccolò, saggiamente afferma “bisogna rendere il mercato il più attraente possibile”, il lavoro da fare pare enorme, anche perché nella zona mancano: zone alberate, uno spazio organizzato per la ristorazione, panchine, rampe e accessi ai servizi per i diversamente abili.
Sconsiglio i bagni a sud vicino al distributore d’acqua, le turche potrebbero ancora essere senza smalto, solo ruggine, i muri interni potete immaginarli.
Vorrei ancora scrivere di coloro che ci lavorano, più di 500 persone, molte da me intervistate lamentano: un aumento esponenziale dell’affitto delle aree per il commercio, bagni inadeguati, la perdita progressiva di aree coperte, la mancanza di un magazzino per i produttori locali, l’insufficiente controllo sulle merci e sull’occupazione degli spazi, l’assenza di vigili urbani, l’impossibilità di interagire con i gestori.
Giustamente si evoca nella lettera l’assenza di “… un apposito comitato del mercato”, questo avviene in altri mercati del Piemonte che hanno recepito gli indirizzi dati da alcune delibere regionali che prospettano una gestione allargata che comprenda: rappresentanti dei cittadini, dei consumatori, degli imprenditori che ci lavorano, dei gruppi d’acquisto, di assessori della Giunta comunale, degli eventuali gestori e di tecnici degli uffici dell’ASL.
Avrei ancora voluto scrivere sulla possibilità del rilancio delle eccellenze agro alimentari del Canavese, delle sinergie possibili con i gruppi d’acquisto, delle filiere corte, ma lo spazio e la vostra benevolenza mi pongono dei limiti.
Concludo ricordando che in autunno scade la convenzione che consegnò alla Ivrea Parcheggi la gestione del nostro bene, potrebbe essere il momento opportuno per aprire un dibattito pubblico tra i cittadini.
Grazie.

Massimo Fresc.

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