Il Paradosso di Benigni

Il Paradosso di Benigni

E’ da almeno quindici anni che, allo scoccare di un nuovo lustro, il governo di turno cerca di modificare la costituzione. Di per se non è cosa grave, infatti già i padri costituenti fornirono gli strumenti consoni alla sua modifica, consci del fatto che negli anni lo scenario socioculturale sarebbe mutato. Questo è ovvio, ogni costituzione è figlia del periodo storico in cui viene scritta. Le modifiche sono legittime fintanto che cercano di trasportare i suoi valori, in modo integrale, nelle nuove epoche e nei nuovi contesti. Diventano modifiche illegittime tutte le altre che cercano di “superare” la costituzione abbassando il livello dei diritti, la sovranità popolare o che alterano i suoi principi fondanti. Negli anni ci hanno provato in molti. Ad ogni tentativo però, la macchina popolare si metteva in moto e a colpi di girotondi e manifestazioni di piazza il pericolo rientrava. Ogni sera in TV, personaggi dello spettacolo di grosso calibro, celebravano la bellezza della nostra costituzione ed il pericolo della sua modifica.

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Il simbolo di tale lotta è sicuramente Benigni, che con il suo talento ha fornito un grosso contributo alla causa. Oggi, nel 2016 il rischio di modifiche illegittime è assai più marcato, infatti siamo ad un passo dalla loro realizzazione voluta dal governo Renzi. L’ultimo ostacolo è il referendum costituzionale di questo autunno. A fronte di ciò, Giovedì sera allo ZAC si è tenuta la prima riunione per organizzare il fronte locale del NO. La serata è stata abbastanza interessante e anche la partecipazione è stata buona. Come sempre mi rammarica il vedere una moltitudine di “brizzolati” e quasi la totale assenza di giovani. In qualche modo questo significa che il potere ha già vinto, ma torniamo a noi. La presentazione del progetto scorre via veloce, il succo della serata sono cose note, ma ricordarle non guasta mai. Sviscerando sempre più l’argomento, entrando nel merito della questione e della sua paternità, seppur in modo sommesso, quello che io chiamo Paradosso di Benigni, si balena nel pubblico. Questo malessere strisciante, questo dissapore sfocia in una imbarazzante crisi comportamentale che blocca gli arti e asciuga i palati. Se fosse stato un altro partito ad attentare alla costituzione, non ci sarebbero stati problemi, gli oliati meccanismi del fronte del NO si sarebbero subito messi in moto, ma l’altra sera la sensazione era diversa. Questa volta l’attacco al sacro documento viene proprio da Sinistra, o meglio, quella che molti considerano la sinistra. Questo suscita un imbarazzo palpabile tra coloro che hanno sostenuto il PD alle ultime elezioni. Certo, magari non in modo diretto, ma con appoggi ad altre liste che a loro volta sono riconducibili alla galassia PD. Questo per la sinistra è un problemone! Per tutti gli altri basterebbe dire “porca miseria, ci siamo veramente sbagliati questa volta!”, ma la sinistra è un mondo a parte.

scioperanti-del-settore-edile-Parigi-Bois-de-Vincenne-1936-e1450087767911Il voto viene tramandato da padre in figlio e i vertici, anche se non rispettano il proprio ideale, non si possono contraddire. Queste vecchie influenze comuniste hanno radici profonde, da quando il comunismo era ancora prototipale e i “compagni” erano i compagni d’arte della fratellanza latomistica. Per colpa di questa coerenza forzata, si inizia così a dire che il NO alla riforma non è una “sfiducia” nei confronti dell’operato del Governo, ma una tiratina d’orecchie su un punto specifico. Per cercare in qualche modo di trovare una via di fuga, l’attenzione cade sul fatto che con le modifiche costituzionali e la nuova legge elettorale, il partito che ha il 25% dei voti si ritroverebbe governare il paese in modo “pericoloso”. L’alibi è chiaro, va impedito alla minoranza che ha quelle percentuali di prendere il Potere. Questa è la versione comoda della faccenda! La verità scomoda è invece che la sinistra ha partorito un mostro e non mi riferisco al Premier. Quella che oggi ci si ostina a chiamare sinistra, altro non è che un agglomerato di poteri e potentati perfettamente paritetico alla destra, ne è la sua alternanza senza alternativa, che trova le propria ragion d’essere nel capitale finanziario ed ha perso ogni legame con la sinistra storica originale. Milioni di Italiani ispirati dai valori di sinistra danno il loro appoggio e contributo a circoli elitari, banchieri senza scrupoli, grossi imprenditori e alchemici finanzieri. Alle soglie di un referendum, che per i suddetti motivi parte più in salita del solito, mi auguro che la sinistra autentica ritrovi la strada originaria e abbandoni al loro destino coloro i quali, attendando alla costituzione si sono autodichiarati nemici della patria e del popolo italiano.

Pierre Blasotta

One thought on “Il Paradosso di Benigni

  1. maurizio simoncini 01/03/2016 at 09:08 - Reply

    Buongiorno, sì è vero, i paradigmi sono difficili da abbattere soprattutto quando si devono ammettere i propri errori. Concordo su tutto.
    Grazie
    Maurizio Simoncini

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