La querela come arma

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Negli ultimi anni la querela è diventata un vero e proprio strumento di repressione politica, perpetrata dalla classe dirigente nei confronti dei subalterni. La sua struttura è tale da avvantaggiare sempre il querelante rispetto al querelato e per questo motivo si presta molto bene come strumento coercitivo , di controllo e censura. Non passa giorno infatti, che il “potente” di turno, non quereli il giornalista scomodo o l’avversario politico, facendo leva sulle disparità economiche, di ceto o di posizione professionale. Certe mie affermazioni sui giornali non devono passare, metti caso che i valori dell’etica e della morale tornassero in voga sarebbe un vero guaio. Meglio contrastarli da subito, sul nascere, ed una querela è la soluzione giusta per lo scopo. Un altro aspetto subdolo della querela è il suo costo sociale. Per imbastire una pseudo-accusa, presentarla, protocollarla, dibatterla vengono coinvolte molteplici figure e altrettanti uffici con notevole dispendio di risorse umane ed economiche. Dispendio che spesso diventa spreco, perchè le querele che vengono presentate per “creare problemi” ,senza un reale danno alla persona, cadono come frutti maturi. La giustizia italiana inoltre, non è certo famosa per l’efficienza e pensare di intasare i tribunali per stupidaggini è veramente inconcepibile. Il dibattito politico non può e non deve essere anestetizzato ed edulcorato per farlo rientrare nei canoni del “politically correct”, salvo non doverne pagare poi il prezzo con una democrazia di facciata, sovrastata da una dittatura dei poteri forti. Lo stesso genere di persona che percorre le strade coercitive della querela, è solito usare pesi e misure diverse in funzione di chi è coinvolto. Se il coinvolgimento è personale, diventa intransigente, se non lo riguarda da vicino allora si pone come paladino della libertà d’espressione, del libero pensiero e del diritto di critica. Alla mente mi torna la scritta “Je suis Charlie” , con cui si omaggiavano le vittime dell’omonima rivista. La stessa che in quando a durezza, sfrontatezza non è certa paragonabile alle mie affermazioni riguardanti il degrado morale ed etico della città. Invito le parti “offese” a smentirmi sul campo, facendo emergere la parte nobile della città in modo costruttivo senza scaricare su terzi il prezzo del proprio ego offeso.

La loro denuncia è una medaglia che ci appuntiamo sul petto e che dedichiamo a chi non ha voce per farsi sentire. Se i partiti pensano di intimidirci e farci smettere, si sbagliano di grosso. Ora #denunciatecitutti

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