La resistenza tradita

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Si è da poco festeggiato il 70° anniversario della liberazione ed attraverso le varie manifestazioni si è reso omaggio ai combattenti che contribuirono alla liberazione. Personalmente non festeggio il 25 Aprile, perchè, pur riconoscendo in toto le intenzioni e il coraggio dei resistenti, la consapevolezza dell’accaduto ha un sapore talmente amaro da non conciliarsi con la parola festa. La resistenza è stata tradita, ed i ragazzi che scesero dalle colline a guerra finita, se ne resero subito conto. Il movimento era stato tradito e il nuovo sistema paese non era certo quello sognato sulle colline. All’epoca non riuscirono a darsi una spiegazione razionale del fenomeno, ma oggi, a distanza di molti anni il quadro storico è più facilmente ricostruibile. In realtà, verso la fine della seconda guerra mondiale, ne iniziò subito un’ altra, quella contro il comunismo. Un altro errore di lettura è dato dall’uso dalla parola liberazione. L’Italia è stata si, liberata dai nazisti, ma allo stesso tempo è stata occupata dagli Americani. Senza comprendere questo passaggio fondamentale, non si ha la chiave di lettura adeguata per comprendere tutti gli eventi dal dopo guerra fino ai giorni nostri. L’ingerenza degli Stati uniti iniziò a farsi viva già durante il conflitto, e, seppur con alcune eccezioni, il movimento di resistenza europeo (e quindi anche quello italiano), furono parte di un progetto di Unconventional Warfare pensato da William Joseph Donovan ed attuato per mezzo dell OSS (Office of Strategic Services). A guerra finita, ai vincitori poco importavano i sentimenti e i valori che avevano portato i giovani ribelli ad imbracciare il fucile, il nuovo nemico era l’Unione Sovietica e il comunismo. I Partigiani, molti dei quali animati da una fede di sinistra/comunista, non erano più adeguati al nuovo obiettivo, ovvero impedite la deriva comunista in Italia. Per fare ciò era necessario “riabilitare” i fascisti e metterli nei punti chiave del paese. L’amnistia di Togliatti (1946) fu abbastanza esplicita in tal senso, quasi da riaprire il conflitto nel nord Italia da parte dei partigiani che non accettarono il provvedimento. Sempre con lo stesso intento di tenere l’Italia fuori dall’influenza sovietica, iniziarono le stragi. L’anno successivo toccò a Portella della Ginestra (1947 ), dove Salvatore Giuliano, insieme a una parte della XMAS “resuscitata” commise la prima strage di questo tipo. Ne seguiranno molte altre! Ci tengo a ricordare poi, il tentativo di Golpe da parte di Junio Valerio Borghese (soprannominato Il Principe nero) durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970. Per poter raccontare per bene le vicende , servirebbero diversi libri. Con questo articolo spero di aver suscitato la curiosità e la volontà di andare a fondo, di voler vederci chiaro, soprattutto per quanto riguarda il ruolo cruciale della Democrazia Cristiana in queste vicende. Le sensazioni dei partigiani tornati in città erano vere purtroppo! Vi riporto una dichiarazione di uno di loro: «Quando siamo andati ai monti eravamo ancora un nucleo di gente pura,gente che lottava per un ideale per cambiare realmente la situazione in Italia….c’è stato un inganno, una truffa che ci hanno fatto……hanno venduto il movimento partigiano!» (*)

(*)Tratto da 12 Dicembre di Pasolini

One thought on “La resistenza tradita

  1. PIERGIORGIO PASSERA 03/05/2015 at 02:01 - Reply

    Complimenti,condivido il tuo articolo…anche oggi…sono stupito e allibito di cosa sta accadendo..sia nel mediterraneo…Milano…e a me stesso.

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