L’Accademia di Atene e i sofisti

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La scorsa settimana è tornata sotto gli occhi del pubblico la vicenda della villa abusiva sorta nei pressi del campo sportivo di San Giovanni. Di tutta la questione non è importante il fatto in sè, ma come la politica al governo della città ha approcciato negli anni la vicenda. Infatti non è un tema recente, ma si sviluppa su due legislature e probabilmente è destinato ad andare oltre. In un articolo della scorsa settimana, il sindaco reclamava con convinzione la dura repressione e l’intransigenza adottata per affrontare il problema, ma, a causa dei minori residenti all’interno, non si poteva fare di più. Ora, per spiegare il concetto che voglio trasmettervi, utilizzerò un parallelo con il passato ateniese. Ad Atene, ogni cittadino aveva diritto di prendere la parola durante l’Assemblea, le cui decisioni diventavano legge. L’abilità oratoria era imprescindibile per poter orientare il consenso dei cittadini che vi partecipavano. Per conquistare l’uditorio, non bisognava dire la verità, ma padroneggiare perfettamente il linguaggio e sostenere le proprie argomentazioni anche al costo di mentire. Così la pensavano i sofisti e Platone non poteva che guardare con preoccupazione il futuro della città. Un sofista ritiene che il miglior argomento è quello più persuasivo. Non crede nella verità, e non si fa alcuno scrupolo di coscienza. Per Platone, invece, il discorso è qualcosa di più delle semplici parole, affonda le sue radici nell’anima, che è quanto di più vero c’è nell’uomo. Il sofista manipola il linguaggio approfittando dell’ambiguità insita nelle azioni umane. Ma proprio questo relativismo, questa assoluta mancanza di coerenza, si ritorce in momenti di crisi contro la comunità civile. Solo quando le norme etiche sono chiare, la politica smette di mercanteggiare sulla verità per trasformarsi in un progetto comune. Lascio al lettore dedurre chi è il sofista e chi il Platone della situazione. Una volta individuate le parti, l’acuto potrà intelligere la vicenda dalla giusta prospettiva.

Pierre Blasotta

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