L’Euro e la duplice impostura della crescita.

[La Voce del Canavese del 09/02/2015].

fuoridalleuroE così la BCE (Banca Centrale Europea) s’è messa a stampare moneta. Tanta, con la quale acquisterà Titoli di Credito, emessi dagli Stati Membri, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Insomma, verranno distribuite banconote in cambio di “ricevute”. Le ricevute, ovverosia i Titoli di Credito, saranno ovviamente rinnovabili alla scadenza, cioè non verranno onorate restituendo banconote bensì rilasciando nuove ricevute, un continuo rinnovo ed accumulo di Titoli di Credito mentre le banconote resteranno in circolazione, con il risultato di incrementare la “liquidità”, condizione irrinunciabile, affermano gli esperti, per far ripartire la “crescita”.

Il cui significato viene dato per acquisito sempre e soltanto in termini di aspettative e cioè più posti di lavoro e più reddito procapite, evitando accuratamente di riflettere sugli effetti collaterali dei processi che la determinano, e chiunque ci provi trova quasi sempre ascoltatori svagati, quando non insofferenti, che non di rado liquidano la questione facendo ricorso ad accostamenti della serie disfattismo, cassandra, menagramo.

Il punto è che quella crescita, con tutte le aspettative che l’accompagnano, altro non è se non la somma di due imposture che la fanno sembrare vera quant’è vero lo specchio d’acqua con il quale il miraggio tortura il viaggiatore, arso dalla sete, sperduto nel deserto.

La prima impostura consiste nella convinzione di poter crescere a danno dei paesi concorrenti, nel senso che la maggior “liquidità” abbasserebbe il cambio dell’euro tanto da permetterci di riconquistare quote di mercato, in altre parole aumentare le esportazioni, senza tener conto che la cosa potrà funzionare all’inizio, ma quelli non staranno di certo a guardare, si attrezzeranno molto in fretta e possiamo essere certi che nel giro di qualche anno gli equilibri saranno ristabiliti. Si aggiunga al tutto l’incidenza dell’automazione, in continuo progresso per via del costante apporto di scienza e tecnologia, che aumenta rendimenti e produttività per cui un incremento della produzione di beni e servizi non è per nulla da mettere in relazione con lo sperato aumento dei posti di lavoro. Mettiamoci il cuore in pace, questa pioggia di euro sarà come la Tachipirina che abbassa momentaneamente la febbre, ma non guarisce il male.

La seconda impostura preoccupa ancor più della precedente se solo ci chiediamo come possano andare d’accordo la crescita, così come intesa, che implica l’aumento dei consumi, ed il Pianeta le cui dimensioni sono per definizione immodificabili. Siamo ormai sette miliardi e non è pensabile che a crescere possa essere soltanto il reddito procapite del nostro paese, tutti, in particolare i paesi del terzo mondo, premono per partecipare al banchetto. Nel Suo comandamento «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate…» (Genesi 1,26-31) Dio intendeva davvero dire “riempite ogni singolo buco, saccheggiate e devastate, asfaltate, cementificate, siate cellule cancerogene, fate soffrire gli animali, arricchitevi con i loro prodotti, la loro carne, i loro piccoli”? Intendeva davvero questo? Ebbene, noi lo abbiamo fatto, lo stiamo tuttora facendo, e benché ci accorgiamo di essere prossimi al capolinea, invece di invertire la rotta, ci inventiamo l’aumento della liquidità, in altre parole “pretendiamo di risolvere il problema pensando allo stesso modo di quando lo abbiamo creato” (il “padre” di questo aforisma è stato troppo famoso per citarlo). Grandioso!

Se crescita ci deve essere, questa va innanzitutto ridefinita e non vi sarà di certo la “maggior liquidità” tra le sue premesse. Crescita significa innanzitutto “rendita di cittadinanza“, su cui il Movimento Cinque stelle non arretrerà di un solo passo, significa tutela dei diritti collettivi in luogo di difesa dei privilegi individuali, significa, prima che creazione, equa ripartizione dei posti di lavoro, il che non ne esclude la creazione di nuovi, ma non si tratterà di lavoro che l’Azienda Cinese o Rumena di turno, vi prego di considerare l’esempio da un punto di vista retorico, nessun riferimento specifico ai Cittadini di quegli Stati, ci scipperanno, semplicemente per il fatto che “prodotti e servizi”, frutto di quei “posti di lavoro”, conteranno per la loro funzione, non per il loro valore economico, non saranno cioè monetizzabili. Parlo della prevenzione dei dissesti idrogeologici, della messa in sicurezza degli edifici, pubblici e privati, dell’ammodernamento delle ferrovie, del recupero e conservazione del patrimonio artistico, culturale, ambientale, della formazione permanente … Nel libro “Se tre milioni vi sembran pochi”, sottotitolo “Sui modi per combattere la disoccupazione”, di Luciano Gallino, scritto nel 1998, dunque in tempi non sospetti, l’Autore dimostra come si potrebbero creare “milioni di posti di lavoro”, ma servono insieme la volontà dei politici e la disponibilità degli elettori. Dai primi il coraggio di mettere in gioco il personale consenso, dai secondi la consapevolezza che “qualità della vita” nulla ha da spartire con “crescita dei consumi”.

Pierre Blasotta (Consigliere comunale Ivrea 5 Stelle)

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