Maledetta primavera

Maledetta primavera

Nel corso degli ultimi anni, il concetto di “primavera araba” è divenuto di uso comune per identificare l’ondata di sommosse e rivoluzioni che hanno interessato ed interessano il Medio Oriente e il nord Africa. Sebbene alcune di esse possono considerarsi rivoluzioni “genuine” ovvero nate in seno al popolo come forma di opposizione ai regimi autoritari, altre sono state forzatamente assimilate alle precedenti per giustificare, di fronte all’opinione pubblica, la necessità della guerra “democratica”. I casi che rientrano con certezza nel secondo gruppo sono la Libia e la Siria. In questi due paesi, le rivolte interne sono state fomentate dall’esterno fino a creare i presupposti per un intervento NATO.migranti

I motivi delle guerre sono fondamentalmente gli stessi di sempre, ma in uno scenario di guerra allargata o non convenzionale, l’utilizzo di esseri umani come armi non è da escludersi. In questo caso non mi riferisco ai noti Kamikaze ma masse di persone in fuga dalle guerre. E se, oltre i soliti fini quali petrolio, interessi vari e dominio globale si aggiungesse la destabilizzazione dell’Europa? Un esodo di proporzioni bibliche potrebbe essere uno strumento “utilizzabile”? Probabilmente si. Dubito fortemente che gli strateghi del pentagono non sappiano che le guerre producono enormi spostamenti di masse, sono più propenso a credere che questa “opzione”, come la chiamano loro, non sia stata affatto casuale. Il problema è evidente, dopo che noi Europei con i nostri “alleati” Americani abbiamo distrutto il nord Africa a suon di bombe, ora ci ritroviamo le conseguenze a portata di mano. I media non parlano d’altro , nascondendo però le cause di questo esodo, quasi a lasciar intendere che da un giorno all’altro milioni di persone si siano autonomamente messe in viaggio verso di noi. Ora, a questo punto lo scenario è drammaticamente semplice e le soluzioni possono essere solo tre. Impedire con la forza l’ingresso dei profughi, con le conseguenze del caso, ovvero la morte certa in special modo nel caso italiano, dove i confini sono i mari. Accoglierli tutti, come imposto dal diktat tedesco (probabilmente sollecitato da oltre oceano), non curanti del fatto che il tessuto sociale potrebbe non resistere allo shock, creando ondate di odio, razzismo e moti indipendentisti. (che magari sono proprio il risultato cercato). Come terza opzione, si potrebbe pensare di realizzare delle “zone di accoglienza temporanea” sui suoli nazionali, e utilizzarle come regolatori di flusso. Insediando al loro interno delle scuole si potrebbe da subito iniziare la scolarizzazione e organizzare l’integrazione in funzione dei risultati ottenuti. Si andrebbe così creare un percorso integrativo reale e gestibile, assoggettato anche ai dati economici della nazione. In queste aree verrebbero assicurate protezione, cibo e assistenza sanitaria, in un ambiente controllato in cui anche la polizia potrebbe effettuare indagini appropriate su eventuali infiltrati terroristi, dando in questo modo al paese il tempo di assorbire e assimilare l’impetuosa immigrazione. In contemporanea sarebbe necessario e doveroso ripristinare i loro paesi di origine, prospettando uno scenario di rimpatrio, che quasi sicuramente sarebbe nella maggior parte dei casi volontario. Inutile dire che questa opzione, come tutte le altre che non prevedono una indiscriminata accoglienza, verranno considerate razziste. Purtroppo talvolta, è inseguendo il bene che si realizza il male, ma questo lo capiremo solo quando sarà troppo tardi. Come sempre queste sono considerazioni personali anche se credo che un osservatore onesto ed imparziale non possa che arrivare alle mie stesse conclusioni.

Pierre Blasotta

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