Ospedale e sicurezza

Dopo il caso del ventenne che molestava i pazienti dell’ospedale d’Ivrea è esploso il problema della sicurezza dell’ospedale. Paradossalmente, “grazie” a questo episodio si è colta l’occasione per porre al centro del dibattito una tematica seria ed importante come quella degli accessi incontrollati nelle strutture pubbliche, di cui, quelli in ospedale data la criticità dei servizi erogati, sono i più pericolosi. Ad oggi, l’ingresso nelle strutture pubbliche è per la maggior parte dei casi non soggetto ad alcun tipo di controllo e se ci concentriamo sull’ospedale di Ivrea, è possibile raggiungere anche luoghi interdetti al pubblico senza troppe difficoltà. I pericoli a cui vengono esposti i pazienti e gli operatori sono molteplici, dalla “banale” contaminazione causata dalle suole delle scarpe sporche fino a potenziali sabotaggi intenzionali di strumenti e apparati. Sulla carta vi sono tutta una serie di misure cautelative atte proprio a prevenire tutta una serie di scenari di pericolo, ad esempio l’accesso ad alcune zone è soggetto a orari prestabiliti, in alcuni reparti l’accesso avviene previa verifica d’identità tramite interfono, in alcuni luoghi è necessario indossare indumenti sterili usa e getta ma sostanzialmente non c’è nessuna figura che si occupa di verificare che tali procedure vengano applicate. Su questo tema non parlo di certo per sentito dire, ma ho un esperienza diretta duplice sia lavorativa sia come “ospite”. Mi è capitato negli anni di dover raggiungere zone dell’ospedale poco note, e per raggiungerle, a parte qualche dritta della reception non mi restava che procedere per tentativi tra i vari reparti alla ricerca della persona indicata come riferimento. Il mio girovagare era legato a motivi lavorativi, dovevo effettuare degli interventi di manutenzione su alcune macchine da ufficio, ma vi lascio immaginare ad un ipotetico terrorista lasciato libero di girovagare per l’edificio che danni potrebbe fare! Sicuramente un controllo più serrato potrebbe aiutare a contenere il problema, normando gli accessi con badge sulle porte oppure in caso di visite non prevedibili, accompagnare il soggetto per tutta la durata della sua permanenza. Per quanto riguarda invece la mia esperienza da “ospite indiretto”, vi racconto quanto è accaduto durante la degenza della mia compagna nel reparto maternità. Il reparto maternità, situato al 5° piano dell’ospedale è ovviamente dedicato alle donne incinte in procinto di partorire ed ospita al suo interno anche il nido per i neonati. Pur essendo un reparto estremamente positivo nonché nuovo, è un luogo in cui per i motivi che potete immaginare è importante garantire un alto livello di privacy e tranquillità. Proprio per questo ci sono degli orari prestabiliti per le visite, è provvisto di un citofono per gli ingressi extra orario, i mariti o compagni delle gestanti non posso rimanere di notte nelle stanze. Questo è nuovamente solo sulla carta perché il controllo è blando se non del tutto inesistente ed effettuato da personale a cui non compete. Ma andiamo al sodo, il periodo di tempo che passa dal parto alla dimissione dall’ospedale è normalmente di tre giorni salvo complicazioni. Le stanze sono quasi tutte doppie ed ovviamente le pazienti si alternano in un continuo ricambio. Dopo due giorni dal parto della mia compagna, un posto della stanza viene riassegnato ad una donna in procinto di partorire e qui iniziano i problemi. I suoi parenti, circa una quarantina di persone, si accampano nell’atrio del reparto iniziando un banchetto a base di birra e pizza. Dalla nostra stanza inizia un via vai di persone con turni di 10- 15 persone che saturano la piccola stanzetta finendo oltre il telo di separazione. Ci tengo a ricordare che il numero massimo consentito dovrebbe essere di 2/3 persone per non disturbare le “coinquiline”. Il via vai si estende anche al corridoio è arriva quasi in sala parto nel momento in cui il parto è prossimo. Il servizio igienico della stanza diventa ad uso pubblico, infrangendo le più basilari norme sanitarie, in special modo data la situazione delle donne nel post-parto. Il pargolo nasce e iniziano i festeggiamenti che andranno avanti ore prima che qualcuno faccia notare loro che l’orario di visita finiva alle 22:00 mentre ormai si erano fatte le 23:30.(Questo dettaglio mi è stato raccontato dalla mia compagna perché io alle 22:00 ho lasciato il reparto). E’ notte fonda  quando la mia compagna sente una voce maschile nella stanza, è il marito della vicina che violando ogni norma di buon senso e regolamento elegge una sedia a giaciglio per passare la nottata. Fortunatamente era il nostro ultimo giorno in ospedale e la mattina successiva facemmo le valige e abbandonammo la stanza. Nel mentre non ho potuto fare a meno di notare che la culla lasciata vuota diveniva parco giochi per bambini ben più grandi che, dotati di scarpe, usavano il materassino come tappeto elastico. Insomma lascio a voi ogni deduzione. In ogni caso questa spiacevole parentesi non inficia in nessun modo sulla qualità e sulla professionalità delle figure che abbiamo incontrato in questo breve soggiorno, rendendo il reparto maternità dell’ospedale d’Ivrea uno dei migliori del Piemonte. Certo una revisione della sua sicurezza è oggi più doverosa che mai.

Pierre Blasotta

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