Piano Strategico Eporediese

 

Piano Strategico Eporediese

Dal 1° Gennaio 2015 la Città Metropolitana di Torino ha sostituito la Provincia di Torino. Questo nuovo ente, classificato di 2° livello, ovvero i cui componenti non sono eletti direttamente dal popolo, racchiude 315 comuni. Il ricorso a enti di secondo livello la dice lunga sul percorso “democratico” che i “democratici” stanno mettendo in atto, ma questo è un altro argomento. Al fine di poter gestire un territorio così vasto, l’area è stata suddivisa in 11 Zone Omogenee. L’eporediese è denominato Zona 9 ed è formato da 59 Comuni e circa 90.885 abitanti. I portavoce della Zona sono il primo cittadino di Ivrea, Carlo Della Pepa mentre il vice portavoce è il Sindaco di Bollengo, Luigi Sergio Ricca. A questo punto qualcuno di voi sarà tentato di abbandonare la lettura, ed in tutta onestà non ho argomentazioni così forti per farlo desistere. Nel prossimo consiglio Comunale verrà approvato il Piano Strategico della Zona Omogenea Eporediese. Di cosa si tratta? Semplice, è un documento programmatico sulla gestione e gli obiettivi futuri della zona di riferimento. In pratica è un documento di circa 35 pagine in cui si dettano le linee guida che il territorio dovrà seguire negli anni. Il documento a mio modo di vedere ha dei punti di forza controbilanciati negativamente da direttive troppo vaghe per definirsi strategico. La forza del documento sta nell’ammissione e nel riconoscimento della grave situazione in cui versa il territorio. Prima si continuava ottusamente a ripetere che tutto andava bene, spinti da un positivismo forzato che in questi giorni ha rivelato tutta la sua inconsistenza. Perchè mai dovrebbe essere un punto di forza? Semplicemente perché da un errata diagnosi corrisponde un errata cura. Valutare il “paziente”, che nel nostro caso è il territorio, in modo veritiero e oculato è l’unico modo per pianificare una cura efficace. Un altra direttiva che ha diritto di stare in un documento strategico è la questione ferroviaria. In questo documento si elencano gli obiettivi da raggiungere. In realtà sono gli stessi da 50 anni a questa parte, ma in questo momento sto valutando il documento in se, non la credibilità di chi lo propone. Segue poi il discorso sulla viabilità, il quale inizia ad assumere contorni più vaghi e meno specifici. Il resto del documento sono più che altro buoni propositi per il futuro. La cosa che mi ha colpito di più è il ricorso ad ulteriori strutture quali: 1 accompagnamento metodologico, 1 equipe scientifica, 1 cabina di regia, 1 commissione economica,1 commissione istituzionale e 6 gruppi di lavoro tematici. Ovviamente tutti questi organi dovranno essere supportati sia economicamente sia con personale adeguato. Per realizzare il progetto esistono sostanzialmente due paradigmi; uno che individua prima l’obiettivo e poi crea le strutture per realizzarlo e quello utilizzato dal PD, che crea le strutture per cercare l’obiettivo e una volta individuato dovrà creare altre strutture per realizzarlo. Gustave_Le_BonA colpo d’occhio si intuisce quale dei due paradigmi è il più efficiente. Il problema delle assemblee, delle regie e più in generale di queste strutture è che difficilmente producono frutti apprezzabili. Il problema è noto da tempo, e a patto che l’obiettivo sia effettivamente quello dichiarato, non andrebbe trascurato. Vi lascio con un’interessante visione del sociologo Gustave Le Bon: «Le decisioni di interesse generale prese da un’assemblea di uomini scelti, ma di diverse attitudini, non sono sensibilmente superiori alle decisioni che prenderebbe una riunione di imbecilli.»

Pierre Blasotta

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