Più democrazia ad Ivrea

Se dovessimo menzionare qualcosa che ci ricordi la Svizzera probabilmente diremmo la cioccolata, gli orologi, lo sci alpino o la sua neutralità radicata. Non è molto conosciuto il fatto che la Svizzera è il paese al mondo con i più potenti strumenti di democrazia diretta. Da 150 anni il paese d’oltralpe è la culla della democrazia diretta dove è applicata e custodita. Oggi, a livello comunale, cantonale e federale in Svizzera sono presenti strumenti come il referendum propositivo, abrogativo, e la revoca degli eletti, e tutti senza il quorum. Inoltre i cittadini possono attivare un referendum su qualsiasi materia amministrativa. La votazione avviene principalmente per posta. Un mese prima del voto, ogni elettore riceve un plico contenente le informazioni relative al referendum in questione, le ragioni del SI, quelle del NO, e la scheda elettorale da utilizzare e rispedire. Oggi anche attraverso internet è possibile votare. In Svizzera vengono tenuti in media fino a quindici referendum all’anno. Molto interessante è che, a livello comunale e cantonale, per ogni progetto che superi un certo importo è necessaria l’approvazione della cittadinanza tramite referendum.

In Italia dal 2000 c’è un’ importante novità riguardo gli strumenti di democrazia diretta. Con il Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n.267 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, oggi i comuni, attraverso i loro amministratori, possono introdurre il referendum propositivo, abrogativo e consultivo.
E’ importante sapere che la legge nazionale non prevede il quorum. Gli amministratori quindi possono inserirlo oppure no. Ad oggi i comuni che hanno abolito il quorum dai referendum comunali sono 10 di cui 9 in provincia di Bolzano, 1 in provincia di Trento.

E la situazione ad Ivrea?
Lo Statuto comunale prevede due strumenti di democrazia diretta che sono il referendum consultivo e il referendum abrogativo. Per entrambi è previsto il quorum al 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Inoltre l’Articolo 59 comma 3 riporta testualmente:
“…il referendum è inammissibile se i quesiti sono relativi a: a) tributi, mutui o prestiti; b) i documenti programmatici; c) i piani territoriali ed urbanistici, i piani per la loro attuazione e relative variazioni; d) la designazione e le nomine di rappresentanti del Comune presso enti, aziende ed istituzioni; …”. Sostanzialmente con questi vincoli, gli unici due strumenti di democrazia diretta sono inutilizzabili, e i cittadini sono defraudati della loro sovranità e non possono che assistere in modo passivo alle iniziative dell’ amministratore di turno. E poi perchè il quorum?
Chi ci amministra non ha raggiunto il quorum. Il Sindaco Carlo Della Pepa ha preso nel 2008 al ballottaggio circa il 35% degli aventi diritto al voto. Allora perchè il quorum? I nostri  rappresentanti, i nostri dipendenti, non ne hanno bisogno per governare, e il popolo sovrano quando  invece può esprimersi senza intermediari deve ottenerlo. Eppure la nostra costituzione stabilisce che  la sovranità appartiene al popolo. L’articolo 1 della costituzione sancisce che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione.

Le forme e i limiti che la Carta Costituzionale prevede fanno si che la sovranità popolare venga esercitata attraverso canali rappresentativi. L’Italia è una repubblica parlamentare, in parlamento  risiedono i rappresentanti del popolo sovrano.
Tali rappresentanti in Parlamento come nei Consigli, dovrebbero assecondare, favorire,  promuovere la sovranità popolare, e non ignorarla, ostacolarla o bloccarla.
Progetti come il traforo di Montenavale ed il Peduncolo probabilmente avrebbero avuto un epilogo diverso se i cittadini avessero potuto esercitare la loro sovranità. Ricordandoli brevemente, il traforo di Montenavale, è un progetto faraonico e senza senso  per risolvere il traffico in direzione est-ovest di Ivrea. Una galleria lunga circa 1,5 km che dovrà essere scavata con l’esplosivo traforando una collina su cui sono presenti molte abitazioni, i lavori dureranno decenni per una spesa di 60 milioni di euro stimata molti anni fa che ad oggi raggiungerebbe probabilmente quasi il doppio della cifra. Anni di battaglie, raccolta firme, petizioni e una delibera di iniziativa popolare non hanno portato a niente. Il progetto è intoccabile. Ma è intoccabile perchè?
Quando esiste già una straordinaria tangenziale che potrebbe risolvere da subito i problemi di congestione del traffico ad Ivrea.
Liberalizzare le tratte autostradali tra i caselli di Ivrea, Scarmagno, Albiano e Quincinetto . Come è stato fatto sulla A4 sul tratto riguardante i caselli di Chivasso, Volpiano e  Settimo Torinese. Proposta portata dal Movimento 5 Stelle recentemente in regione. Si risparmierebbero 60 milioni di euro, la soluzione sarebbe immediata e non ci sarebbe impatto ambientale.

Il Peduncolo è  un nuova strada, lunga 3,4 km, larga 10,5 m,  una corsia per senso di marcia con  6 rotatorie e 3 minirotatorie, che  sarà costruita adiacente al quartiere San Giovanni per risolvere i problemi di viabilità nella zona, sottraendo aree coltivabili e qualità della vita al quartiere stesso.
Nonostante una raccolta firme di centinaia di cittadini e i tentativi strenui almeno di aprire un dialogo per modificare il progetto iniziale, non c’è stato nulla da fare. Le autorità hanno già deciso,  il tutto per una spesa di 9,4 milioni di euro del contribuente.
Chi abita lì sa benissimo che il traffico non è devastante e le code si risolvono in pochi minuti. Inoltre, quando le scuole sono chiuse, il traffico non si forma minimamente. E’ chiaro dunque che il problema è legato strettamente alla scuola, e quindi probabilmente potenziando adeguatamente il servizio di scuolabus sarebbe già sufficiente a migliorare la viabilità, risparmiare 10 milioni di euro, e non fare arrabbiare i cittadini del quartiere.
E non ultimo il ponte passerella, una via di acciaio e legno ciclopedonale sopra la Dora Baltea, lunga circa 80 metri, larga 7 che costerà quasi 3 milioni di euro gia’ messi a bilancio piu’, probabilmente, altri 2 milioni per la messa in sicurezza delle sponde per un totale di quasi 5 milioni di euro con costi di manutenzione annui di decine di migliaia di euro.
Ma gli eporediesi lo vogliono? O preferirebbero utilizzare quella somma per altri progetti considerati più importanti o prioritari?
Magari, se chiamati a decidere,  i cittadini sceglierebbero comunque il ponte, ma sarebbe un scelta fatta dalla comunità e non imposta da qualche amministratore. Tale decisione sarebbe quindi  meglio recepita ed accettata anche da coloro che sono contrari.
Non considerare la collettività come una risorsa è un errore. Le sensibilità, le esperienze, l’intelligenza di un elettorato consapevole ed intraprendente, di un gruppo esteso è di gran lunga superiore a quello che può esprimere un Consiglio eletto.
Il nostro gruppo fa della democrazia diretta uno dei suoi punti cardine del programma elettorale per le prossime amministrative. Abolire il quorum, inserire il referendum propositivo, rimuovere dallo Statuto alcuni vincoli riportati dall’Articolo 59 comma 3, ottenere il bilancio partecipativo sono e saranno i temi sui quali la lista del Movimento 5 Stelle si confronterà con le altre forze politiche.
La comunità eporediese deve pretendere di avere tutti gli strumenti di democrazia diretta per poter decidere del proprio futuro con o senza rappresentanza politica, e deve poter agire ed intervenire su tutto ciò che è materia dell’amministrazione, senza vincoli di sorta.  Solo così la parola democrazia riacquisterà il suo primitivo significato di governo del popolo.
Andrea Roselli

 

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