Qui pro quo: Gender !

E’ passato quasi un anno da quando Cristina Zaccanti, professoressa d’ italiano e storia al liceo Botta pubblicava sul bollettino parrocchiale di Rivarolo Canavese, un articolo che riguardava il fenomeno gender. Rimasi colpito dal fatto che una pubblicazione così di “nicchia”, ovvero un bollettino parrocchiale, suscitasse così scalpore a tutti i livelli. In questi casi si è solito dire che si è “toccato un nervo scoperto”. Lessi con attenzione l’articolo per capire le ragioni del pubblico attacco all’autore, ma, data la scarsa qualità scientifica delle tesi riportate, mi ripromisi di investigare di più sul tema prima di prendere una posizione. Mi limitai a sostenere che la reazione, probabilmente, era stata sproporzionata,considerato il tipo di pubblicazione e il target a cui era destinata. A quasi un anno dall’evento, a seguito di approfondimenti posso riportare con certezza la seguente proposizione: «La diversità aumenta in modo proporzionale alla libertà di una nazione.»che, detta in altre parole significa che più una nazione è libera, più la componente maschile e femminile scelgono ruoli diversi in modo naturale. Fermiamoci un attimo. La teoria gender sostiene che, anche se a prima vista, quindi dal punto di vista del fenotipo, uomo e donna sono diversi, in realtà la differenza interiore è nulla. Quindi uomini e donne sono uguali alla nascita, ma poi, la società , in base al sesso visibile del neonato, seleziona un percorso diverso. Quindi un maschio, facendolo giocare con le macchinine e vestendolo con pantaloni azzurri, diventa anche psicologicamente un uomo, mentre accade uguale per la donna vestendola di rosa e facendola giocare con le bambole ecc. Insomma il sunto è che nasciamo con un sesso fisico preciso, ma a livello celebrale è il background culturale che condizionerà l’effettiva appartenenza di genere. Come è possibile che una teoria del genere sia divenuta parte dell’agenda politica di un partito, nel nostro paese il PD? La natura dell’errore, a mio avviso va ricercata nella mancata comprensione del termine uguaglianza sociale. Per alcuni, il fatto che ci sia differenza/disuguaglianza tra maschio e femmina è un problema da risolvere, anche se di natura biologica. In questo senso credo che la pochezza culturale della leadership sia il terreno necessario per confondere la sacrosanta parità di diritti con la naturale biologia umana. Personalmente sono per la parità di diritti tra uomo e donna, per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, ma mi è impossibile sostenere alla luce dei fatti,la teoria di genere, che non ha nulla a che vedere con i diritti, ma ne è più una lombrosiana forzatura. Le innumerevoli ricerche hanno dimostrato che già dai primi mesi, anche in assenza di stimoli esterni (background culturale), il sesso fisico influenza le scelte dei giochi e degli approcci sociali. Indagini statistiche a livello mondiale, che quindi interessano culture e tradizioni completamente differenti, mostrano che le donne sono più propense ad attività rivolte al sociale mentre gli uomini a quelli tecnico scientifiche. Il caso più lampante è il “paradosso norvegese”, ovvero un paese dove in tutti i settori, la parità di diritti tra uomo e donna è ai massimi livelli, in ogni caso , gli uomini scelgono certi lavori, mentre le donne ne scelgono altri. Ora, come sempre non mi è possibile qui trattare argomentazioni più specifiche, sia per spazio che per metodo, ma vi invito ad informarvi e a riflettere. Nei paesi dove questa teoria ha avuto, negli anni passati, molto consenso, alla luce delle emergenti evidenze scientifiche, i governi stanno lentamente facendo retromarcia sul tema gender. Se l’Italia non farà altrettanto, tra una generazione il tessuto sociale ne uscirà talmente indebolito da consentire ad un qualunque paese straniero di piazzare la propria bandiera sul Quirinale. Il genderismo è l’esempio lampante del tentativo di “mutazione antropologica” pasoliniana. Resta da chiedersi come partiti di pseudo sinistra siano così proni nell’appoggiare le teorie sociali del capitalismo totalitarista.

PS: ho volutamente tralasciato la questione omosessuale per non confondere le idee. Ritengo che l’omosessualità non abbia nulla a che vedere con il genderismo,sebbene possa apparirne un sottoinsieme. Essa è presente in natura, non sconvolge nessun equilibrio sociale ed è riconoscibile de-facto.

 

(**)Mi domando se al posto di cercare di classificare, incasellare persone,sesso, generi e ruoli, non sia più semplice accettare il prossimo per quello che è, senza scomodare chiesa,scienza o altro!

 

Pierre Blasotta

(come sempre, ma in special modo in questo articolo le opinioni espresse sono personali.)

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