Quote latte in salsa verde

Ennesimo sequel del pasticciaccio delle quote latte in salsa leghista. Si parla del pasticcio che è nato con l’istituzione nel 1984 delle quote latte su base europea basate non sugli effettivi consumi nazionali ma sulla produzione del 1983 (probabilmente sottostimata), finendo per legittimare l’Italia come paese importatore. Negli anni successivi i Governi nazionali coprirono la produzione in eccedenza accollandosi le multe, fino a che l’Europa ci aprì una procedura di infrazione nel 1996 intimando di far pagare le tasse ai produttori che “splafonavano”. Contesa dopo contesa, per evitare il fallimento di numerose centinaia di aziende, nel 2003 si aprì ad una rateizzazione senza interessi del debito in 14 anni, il 90% paga, il 10% resiste e da lì si apre un ulteriore contenzioso che sembrerebbe finire con l’elezione del leghista Zaia alla presidenza del Veneto, e la sua sostituzione al ministero dell’Agricoltura di Galan, che tuonava contro l’evasione e poi la truffa delle quote latte: appena insediato ha dovuto abbassare i toni e garantire l’ennesima proroga nell’attesa di una sanatoria riparatoria. Dopo che il caso si è trasferito alle Aule del Tribunale di Saluzzo, nella scorsa legislatura la Giunta si era costituita parte civile, atto la cui legittimità era stato pienamente accolto dal Tribunale, ora la nuova Giunta la revoca. Per quale motivazione? Ravvedimento operoso degli allevatori? Mutazione della congiuntura legale, politico, economica? No, motivazioni politiche…della Lega Nord, così risponde l’Assessore Sacchetto in risposta all’Ordine del Giorno. Ovvio che “gli allevatori resistenti” sotto il cappello di impunità della Lega – il fu partito della legalità – giureranno eterna fedeltà al Carroccio, mentre gli agricoltori che pagano sono doppiamente beffati. Così va all’epilogo l’ennesima triste storia della politica: sbagliate le ripartizioni iniziali, sbagliato l’atteggiamento connivente successivo e ora ancora peggiore la “copertura” partitica. Ne esce numericamente vittoriosa la Lega che si fa campagna tesseramento sulla pelle dei contribuenti e di coloro che pagano pure le multe frutto degli errori degli stessi politicanti, ma qual è il prezzo della legalità?

Davide Bono – Consigliere Regionale MoVimento 5 Stelle

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