Sanità al collasso

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Mi capita spesso, parlando con le persone, di incappare in argomentazioni del tipo «Cosa vado a fare a votare, tanto non cambia niente, sono tutti uguali» per contro spiego che se tutto pare immutato , è per via dell’inerzia accumulata dal dopoguerra. Quando la motrice di un treno smette di trainarlo, lo stesso, prima di fermarsi , continua ad avanzare ancora per un po’ di tempo. Solo un occhio attento si accorge della fermata imminente. Guardando alla Sanità, solo un occhio chiuso non si accorge che qualcosa si è inceppato! Giovedì mattina, mi sono recato presso Casa Molinario per effettuare un normale prelievo di sangue. La scena che mi si balena di fronte è terrificante. La fila di persone si estende da dentro il locale , fino alla fermata del bus di fronte alla stazione. Subito penso ad un picco influenzare, ma, man mano che avanzo capisco le vere ragioni; la macchinetta che distribuisce i numeri è nuovamente guasta. Mi metto l’anima in pace e mi preparo alla lunga attesa finchè un cartello non attira la mia curiosità: «Prenotazioni online, mai più file agli sportelli» con raffigurato un bel pc che ci ricorda che la sanità italiana è proiettata verso il futuro. Tutto bene quindi, salvo risultare, in quelle condizioni, quasi una presa in giro. Il cartello ci ricorda che non ci saranno più file, mentre il tizio dietro di me pare aspettare il bus. Una volta entrato mi accorgo che una signora, posta all’inizio degli sportelli, ne dirige il traffico in stile vigile urbano. La situazione mi riporta alla mente un documentario di Emergency, in cui in un villaggio in Africa, erano riusciti a realizzare un piccolo ospedale. Il paragone, seppur estremo, è sufficiente a farmi innervosire. Nello stesso istante mi ricordo di un’ altra situazione vissuta di persona. Sono al CTO, sotto i ferri e il chirurgo, attraverso il monitor dell’ecografo, non riesce ad individuare il punto corretto. La colpa però non è sua, effettivamente (per quanto io non sia esperto in materia) l’immagine è più confusa del solito. A far luce sulla questione è una voce che, allontanandosi dalla stanza ,si lascia scappare questa frase «ci credo che non si vede bene, al posto della sonda originale ne hanno messa una compatibile perchè costa meno» . Non mi resta che sperare di non ammalarmi mai, mi dico dentro di me, ma subito il pensiero va a quelle persone che hanno problemi seri di salute e la rabbia torna a salire. Sulla stessa linea d’onda, vi suggerisco di andare a leggere la risposata di Antonio Saitta alla lettera che alcuni cittadini hanno scritto per “salvare” l’oncologia. Non sentite ancora la vocina dentro di voi che vi dice “ADESSO BASTA” ??? Noi ci troviamo ogni Mercoledì ore 21:00 presso il Pluriuso di Bellavista, P.za I° maggio, e tu?

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