Sanità, tra propaganda e realtà

Sanità, tra propaganda e realtà
La travagliata strada che porta alla realizzazione del nuovo Poliambulatorio d’Ivrea sembra finalmente giunta al termine. Strada iniziata tutta in salita con aspre contestazioni da parte della cittadinanza sulla fattura architettonica dell’edificio. La forma, l’altezza, l’impatto sul nostro “amato” skyline non sono passati inosservati ai cittadini che, giustamente aggiungo io, per poter fare modifiche alle loro case devono attenersi a rigide norme sullo “stile canavesano”, mentre il pubblico e le lobby possono tranquillamente realizzare ponti di decine di metri delle forme più stravaganti, oppure parallelepipedi che oscurano la Serra Morenica senza dover rendere conto a nessuno. Ovviamente queste considerazioni hanno un’accezione negativa e come sappiamo al Governo non piace la negatività, solo la positività è bene accetta. Come in tutte le vicende, per il principio ermetico della dualità, la parte negativa accompagna quella positiva. Avere un edificio nuovo di zecca pronto ad erogare servizi sanitari è certamente cosa molto positiva e ci auguriamo che possa funzionare al meglio. Purtroppo però la Sanità Piemontese non versa in buone condizioni e sono molti i rami soggetti a tagli. Se ci avessero detto che a causa dei tagli il laboratorio analisi si sarebbe trasferito a Torino, qualcuno avrebbe potuto iniziare un pericoloso ragionameimagesnto elettorale, ma visto che il laboratorio è stato spostato per “razionalizzare” la spesa, allora tutto cambia! Beati i santi “razionalizzatori” che salvano la sanità e fanno prevalere il bene pubblico. Ecco un esempio di propaganda, ma il meglio deve ancora arrivare. Il Poliambulatorio si chiamerà Poliambulatorio Comunità, il nome evoca un senso di unità, fratellanza e aiuto reciproco. Tutto bene se fosse la realtà, ma visto che non è così suona come una presa in giro. Se pur vero che abbiamo una struttura nuova, è altrettanto vero che il cittadino è sempre più invogliato, se non obbligato a rivolgersi al privato per far fronte ai propri problemi di salute. Va da se che in base al reddito ci sarà chi potrà curarsi e chi no. I cambiamenti li vedi dalle piccole cose e sono le persone comuni a farteli notare. Pochi giorni fa una donna, la cui bambina è affetta da diabete di tipo 1, mi raccontava che “ha fatto scorta” di strisce per la glicemia perché gli è stato detto che la sua fornitura abituale subirà un brusco taglio e che l’eccedenza, se proprio necessaria, dovrà comprarsela con soldi propri. L’”eccedenza” è il realtà una necessità perché se la bambina non fa i test della glicemia rischia grosso. Per vedere il gioco a ribasso del Sistema sanitario non mi serve andare molto lontano. La mia compagna è affetta da una malattia metabolica rara, risultano ad oggi tre casi in tutto il Canavese. La sua alimentazione dipende TOTALMENTE dal sistema sanitario nazionale in quanto i cibi “normali” che può mangiare si contano sulle dita di una mano. Tutto il resto sono integratori e pseudo alimenti sintetici. Se negli anni nessuno aveva mai obiettato sulle quantità e frequenza degli ordini, da alcuni mesi si avverte decisamente un cambiamento di rotta. Attenzione, i controlli sono sacrosanti e se ci sono degli abusi vanno fermati, ma se è tutto in regola non ci devono essere ostacoli di sorta! Questi due casi sono esempi di un vasto problema che si affaccia alle porte dei cittadini. Sicuramente c’è chi approfitta del SSN ma è una minoranza, spesso formata da multinazionali farmaceutiche che forniscono a caro prezzo farmaci i cui costi reali sono decisamente inferiori. Comunità e stato minimo, non possono coesistere, o c’è la comunità o lo stato minimo. Il liberismo, la concorrenza, il libero scambio di merci che il governo promuove ogni giorno sono funzionali ad una società di singoli-consumatori, non di comunità di persone. Non mi sono mai spiegato come sia proprio la Sinistra ad aver alacremente lavorato per raggiungere questo obiettivo. In realtà qualcuno già molti anni addietro ci aveva avvisato sul trasformismo che il potere può mettere in atto, travestendo lupi in pecore e viceversa.

La guerra è pace, la schiavitù è libertà, il partito è democratico.

 

Pierre Blasotta

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