Tempo da DUP

Nel prossimo Consiglio Comunale verrà approvato il DUP (Documento Unico di Programmazione). Il DUP va a sostituire la vecchia relazione previsionale e programmatica, che in buona sostanza era un allegato del bilancio, con un documento a sé stante più completo e indipendente. Il documento si articola su un centinaio di pagine e integra alla parte discorsiva i relativi numeri a supporto. Il documento è di buona fattura, enumera tutte le fasi previste per la gestione del comune dei prossimi tre anni, specificando progetti e coperture. Insomma dal punto di vista della forma e nell’essenza del documento stesso nulla da eccepire, ci sono comuni che hanno fatto molto molto peggio. Come spesso accade però, il documento, pur essendo preciso e corretto, da un immagine ingannevole della realtà esterna. Se uno straniero leggesse questo documento, senza aver vissuto negli ultimi tempi in città, sarebbe portato a pensare che la città è in piena salute, vigorosa e produttiva. Inutile dire che non è così. Pur condividendo molti punti del documento, dal punto di vista teorico, mi è quasi sempre impossibile condividerne l’attuazione. Nei vari passaggi, dal riconoscimento di una necessità, alla sua soddisfazione sul piano reale, ci sono continue “interferenze” che fanno si che anche partendo da giusti presupposti, i risultati non aiutino a sbloccare la situazione. Un caso veramente eclatante è la exbocciofila di San Bernardo, per la quale condivido appieno la necessità di riqualificazione, ma prendo le distante dal metodo. Lo stabile, di proprietà della curia è stato preso in comodato d’uso da parte del comune di Ivrea, il quale, con ben 260 Mila Euro lo rimetterà a posto. Personalmente non credo corretto sistemare e riqualificare con soldi pubblici stabili di proprietà privata. Se, come in questo caso, il proprietario è anche benestante, il risultato è ancora più pernicioso. Come se non fosse già paradossale, il comune potrà subcomodare enti terzi. Facile prevedere chi saranno questi “enti”, i quali verranno assegnati in modo diretto escludendo tutti gli altri. Come dicevo questo è un esempio pratico di come un problema oggettivo si possa risolvere in modi completamente differenti. Il loro è sostanzialmente quello di avvantaggiare un privato, barattare consensi con le entità locali subcomodando stabili pubblici cercando di far dimenticare prima del 2018 la folle idea di “cava di quartiere”. Ci riusciranno? Si, credo di si. Nel DUP emerge chiaramente che l’età di picco della città è intorno ai 65 anni. Quella generazione è cresciuta con questi “metodi del consenso”, ne è assuefatta e compiacente. Baratterà volentieri il proprio voto per un piccolo privilegio personale acquisito. Essendo Ivrea una “città vecchia” si dal punto di vista anagrafico ma anche politicamente, soprattutto se vista con gli occhi di Umberto Saba nella sua omonima poesia, è facile capire il perché di questo trend al ribasso. Non ci resta che aspettare seduti sulla riva del fiume aspettando il cambio generazionale. Nel mentre bisogna lottare con tutte le forze e i mezzi per far sì che opere irreversibili non vengano messe in essere. Il territorio va preservato per il futuro!

Pierre Blasotta

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