TRA PISCINA E PASSERELLA

image Leggendo le cronache, ma soprattutto i commenti riguardanti la tematica Piscina Comunale è evidente che, purtroppo, siamo arrivati al fatidico punto di non ritorno. Problemi che erano visibilmente all’orizzonte sono stati volutamente trascurati in favore di “trovate pubblicitarie” utili ai fini elettorali o poco più. La crisi è sistematica, i problemi si moltiplicano, strutture e gestioni si incrinano. Bisogna essere onesti ed ammettere che amministrare non è cosa facile, ci sono mille difficoltà su tutti i fronti, la scarsità di fondi, a volte la scarsità di risorse umane sia in termini fisici sia in termini intellettuali poi però c’è l’evidenza a cui non ci si può sottrarre. La settimana scorsa ho passeggiato con amici sulla passerella e vedendo lo stato dell’opera a soli tre anni dalla sua realizzazione non è possibile fare sconti di nessun tipo. Le assi si sono ritirate, i bulloni sganciati, alcune di essere spuntano verso l’alto in segno di resa. Come diavolo è possibile che solo dopo tre anni la situazione sia questa? Il tema passerella è importante e ritorna sempre, proprio perché è l’emblema di un approccio errato. Mentre nella città ci sono pivrea-passerellaroblemi reali e inderogabili, tre milioni di euro sono finiti in un’ opera la cui priorità era sicuramente discutibile ma la cui realizzazione pratica è inaccettabile. Non parliamo poi del famigerato “ascensore”, nato già morto. Ora, dalle ultime evoluzioni l’amministrazione paventava indagini a riguardo. Per mettere a tacere il legittimo dubbio sull’ ”affare passerella” ci aspetteremo una denuncia alla procura per “truffa” ai danni del Comune. Solo con questo termine si può rendere l’idea di un opera affetta da sindrome di Werner. (invecchiamento precoce). Se non altro in questo modo sarebbe evidente la “bona fides” dell’amministrazione e la sua estraneità alla speculazione. Inutile dire che dubito che ciò avvenga. Torniamo al dunque, la piscina comunale, fiore all’occhiello della città, versa in cattive condizioni già da anni, sicuramente tre anni fa la situazione non era molto diversa da quella odierna e quindi non era forse meglio usare le risorse,investite nella passerella, per strutture più strategiche? Con una parte dei tre milioni di euro si sarebbe potuto evitare la situazione critica in cui oggi versa la piscina comunale. Sicuramente la cattiva aria che tira e la paura delle prossime elezioni farà si che fondi “straordinari” arrivino da “fuori” per risolvere questi problemi, ma il nodo principale resta ed è il seguente: è forse questa la “buona amministrazione” sbandierata ai quattro venti? Non è forse il caso di rivedere qualcosa? Inutile tentare la strada delle proposte politiche, tutte bollate come strumentali e quindi non accoglibili. A tutto ciò vanno sommate le lotte interne per i “candidati di domani” che portano a galla solo le tematiche ritenute più popolari in un implicito riconoscimento di imbecillità della cittadinanza. In questo scenario già difficile aggiungiamo il problema degli immigrati e il quadro è completo. Mentre nei corridoi delle istituzioni si evita di parlare di immigrati per paura di essere tacciati di razzismo, il problema è abbondantemente fuori controllo con gruppi di persone che manifestano il proprio disagio in modo sempre meno legittimo e sempre più vicino all’intolleranza. Anche in questo caso ci sono domande semplici a cui non si riesce a dare risposta. Se le cooperative sono pagate per fare formazione e integrazione, come si spiega il riversamento di questi ragazzi nei parcheggi, nelle strade e fuori dai supermercati? Anche questo è un tema delicato, difficile da gestire, ma il comune dovrebbe intervenire in modo più vigoroso valutando se esistono responsabilità imputabili alle cooperative e in tal caso richiamarle all’ordine. Meglio aspettare che qualcuno si faccia male o meglio correre ai ripari e aggiustare il tiro? Speriamo che le risposte non siano quelle delle cronache. Concludo con una frase di Giovanni Sartori che reputo interessante e un po’ provocatoria, utile per smuovere riflessioni in merito.

«L’integrazione avviene tra integrabili e la cittadinanza concessa a immigrati inintegrabili non porta a integrazione ma a disintegrazione» (Giovanni Sartori).

Pierre Blasotta

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