Una nuova arma di distruzione di massa: la Tares.

Tutto quello che il Comune di Ivrea non dice.
La lettera allegata dal comune di Ivrea a tutti i contribuenti ad un certo punto afferma testuali parole: «Non avremmo mai voluto inasprire ulteriormente l’imposizione (fiscale) sui cittadini di Ivrea». L’elettore medio di Ivrea, sicuramente se la sarà bevuta, ma visto che non faccio parte di questa vasta cerchia vi spiego perché l’affermazione è falsa.
Con l’utilizzo dell’avverbio mai, si lascia intendere che ogni strada per abbassare la TARES sia stata valutata e percorsa, ma non è così.
La TARES non nasce dal nulla come si cerca di far credere, ma parte da un percorso che ha origine nel lontano 1997. In quella data infatti il decreto Ronchi introduceva la TIA (Tariffa di Igene Ambientale), ispirata al principio del “chi più inquina più paga”. La TIA avrebbe dovuto sostituire la vecchia TARSU che non rispondeva al nuovo enunciato europeo. Infatti essa prevede che la tassa venga calcolata sui metri quadrati dell’edificio e che fino al 20% del totale che il comune deve introitare, può essere coperto con altre fonti, quindi non “chiedendolo” direttamente al cittadino. Con queste premesse possiamo fare due deduzioni. La prima è che le aziende copriranno la maggior quota del totale, date le dimensioni, e che il comune con altre fonti può alleggerire la “bolletta” con il tipico gioco delle tre carte.
Sebbene la vecchia TARSU dal 1997 sarebbe dovuta andare in pensione, la legge ha permesso tutta una serie di deroghe che hanno fatto in modo che nel 2013,ad Ivrea fosse ancora in vigore. L’amministrazione ha sempre coccolato questa tassa perché pare essere intrinsecamente socialista. Facendo pagare di più alle aziende,che di norma sono più ricche rispetto al cittadino singolo, coprendo parte del dovuto, andava ad attutire le sofferenze della cittadinanza. Un altro motivo è di natura elettorale; il passaggio a TIA avrebbe inasprito la “tassa” con esiti forse funesti per le elezioni, anche se come ben sappiamo non bastano le tasse o gli scandali a far cambiare fede politica.
Qui nasce il problema; cercare di gestire un problema di natura tecnico-ambientale con un approccio social-politico.
Il passaggio alla TIA implicava un sistema di misurazione procapite del rifiuto prodotto, in modo da tarare la tassa in funzione dell’effettiva produzione di rifiuti. Non avendo un sistema del genere, si ricorreva a valori statistici che di fatto avrebbero premiato chi produce tanto e penalizzato chi produce poco.
Tornando alla TARES , molti non sanno che è la diretta discendete della TIA. Tralasciamo la parte che “viene” da Roma, sulla quale il Comune non ha potere, il fatto di non aver mai attuato la TIA è stato il passo-falso che ha fatto esplodere il caso TARES.
Se il comune di Ivrea, dal 1997 ad oggi, avesse iniziato a pensare a come gestire i rifiuti sulla base dei forti indizi che il legislatore mandava, pensiamo alla TIA e alla tracciabilità del sacchetto,, la bomba TARES sarebbe stata meno potente. La frase riportata nel documento giunto nelle nostre case andrebbe letto così: «visto che negli anni abbiamo dormito sugli allori, incuranti della direzione indicata dal legislatore, vedete di pagare per i nostri errori».

Pierre Blasotta.
[La Voce – 21/10/2013]

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