Via libera alla Cava

fotoImmaginate un campetto da calcio dove i ragazzi giocano, tutto intorno bimbi sulle giostre, una scuola nel verde ed una chiesa. Che visione romantica per il nostro travagliato secolo, un posto dove il tempo rallenta e lascia al di fuori il caos e i tempi della catena di montaggio. Questo è il nuovo progetto di riqualificazione lanciato dal Comune d’Ivrea per il Quartiere San Bernardo. Dopo anni di abbandono, la zona dell’ex campo da calcio sembrava finalmente pronta a svolgere nuovamente la sua funzione sociale. Immaginate ora la stessa scenografia bucolica con i sottofondi cupi e pesanti di una cava in piena attività, motori Diesel spinti al massimo per estrarre e trasportare tonnellate di materiale dove il capitale lo richiede. Immaginate una giornata secca d’estate, dove la polvere si mescola nell’aria e fa da sfondo al lieto quadretto. Se fossimo a teatro, sarebbe il teatro dell’assurdo, ma visto che non è finzione è semplicemente una triste realtà. Il ricorso al Consiglio di Stato è perduto, perdute le speranze di chi in questo fermo temporaneo sperava di aver scampato il pericolo. Il Sindaco è stato sempre molto chiaro sulla questione, la luce verde alle ruspe dipende dall’esito del ricorso. Qualche segnale di pericolo lo si poteva intuire guardando l’amianto sul tetto della ex-bocciofila, amianto che il comune si era impegnato a rimuovere con la bonifica. La stessa doveva partire entro la metà di Agosto, ma arrivati a Settembre tutto è rimasto come prima. Oggi più di prima ci chiediamo come è possibile da una parte riqualificare il quartiere e dall’altra umiliarlo con una Cava. Questi concetti di natura politica ovviamente non valgono nei tribunali, i quali hanno il compito di accertare se le procedure sono state svolte in modo corretto e se le leggi sono state rispettate. Con il ricorso si è cercato di tradurre l’avversione naturale e spontanea al concetto di “cava di quartiere” in linguaggio tecnico, cercando di trovare nei dati e nelle procedure qualche cavillo che facesse emergere il non senso di tutta la faccenda. La prima sezione del Consiglio di Stato non ha ritenuto valide le nostre argomentazioni ritenendo l’opera pienamente legittima e utile. Quando la questione Cava di San Bernardo è esplosa era il 2014 e già allora la situazione socio-economica non era delle migliori (per lo standard Italiano). A due anni di distanza la situazione è ulteriormente peggiorata, con economia stagnante, serrande abbassate e case in vendita un po’ ovunque. Quei pochi fortunati che hanno la casa di proprietà si stringono intorno ad essa difendendola a forza dalle varie ipoteche, pignoramenti e cartelle esattoriali. E’ evidente che il valore delle case di San Bernardo subirà un ribasso con un opera così impattante. Questo, tradotto in termini molto terreni, significa trasformare un problema politico in un problema di ordine pubblico. Quando le persone non hanno più nulla da perdere, sono capaci di qualsiasi cosa. Negli anni siamo riusciti con la protesta a dare voce e sfogo alla gente, cercando di riportare alla ragione tutte le componenti in gioco. Quella protesta ritenuta “volgare e poco nobile” da coloro che ci governano per “diritto divino” è in realtà il metodo più sano per dissentire la monocoltura dilagante che tutto pervade. Se il parere verrà fatto definitivamente proprio dal Presidente della Repubblica lo scenario sarà quello di una comunità sconfitta e divisa. Noi come M5S continueremo la protesta “rozza e popolare” per rinvigorire le essenziali radici del dissenso e dello spirito critico. Una cava nel mezzo di un quartiere è pura follia!

La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa.” Franklin Delano Roosevelt

Pierre Blasotta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *